12/07/2021

Colapesce Dimartino

Piazza Castello, Marostica (Vicenza)


di Francesco Bettin
Colapesce Dimartino

Parlare di musica leggera, anzi leggerissima, per dirla alla loro maniera, per quanto riguarda il duo Colapesce-Dimartino è abbastanza arduo, in quanto i due cantautori e musicisti siciliani in questo progetto musicale indie-pop-rock, come da loro formazione, aprono a un ascolto diverso da qualcosa di apparentemente easy. Chiaro che la partecipazione allo scorso festival sanremese con “Musica leggerissima” (quarto posto con la vittoria del Premio Lucio Dalla) ha dato una mano a farli conoscere al grande pubblico, che se gratta sotto sotto un pochino all’apparenza scopre un duo di raffinatezza ed eleganza, come si è potuto notare anche nella tappa di Marostica (Vicenza) del Marostica Summer Festival, del loro tour live che durerà fino a settembre.

Gli anni di esperienza e di formazione di entrambi naturalmente contano e si fanno notare. Colapesce (Lorenzo Urciullo) e Dimartino (Antonio Di Martino) fin dalle primissime note di “Adolescenza nera” mostrano chiaro un sound moderno che fa molto uso delle tastiere ma che sa anche riflettersi in una tradizione forte, fatta di bei testi e di un’energia saporosa. I due non vanno mai sopra le righe, anzi, semmai si tengono piuttosto sotto, in quel limbo appunto di mescolanza indie-pop-rock prima citata, con le sette note che danzano ritmicamente, un po’ come le fontane d’acqua. Il brano d’inizio rispecchia ricordi di gioventù, considerazioni su pensieri e amori ormai lontani, visti come un periodo buio. A seguire un’ora e mezza di ottima musica, a beneficio di spettatori finalmente aperti alle novità che si affacciano sul panorama musicale italiano (anche se con due passati di iniziazione, chiamiamola così, che hanno dato frutti sicuri e maturi, segno di talento e di incontri giusti).

È una serata che premia l’essere outsider, il sound minimal ma energico del duo, in cui tastiere e chitarre si incontrano sostenute dal ritmo molto espressivo della batteria. Ma siamo certi che nel prosieguo del loro tour che li porterà qua e là per l’Italia la cosa si ripeterà, tra piacevole sorpresa e soddisfazione, anche da parte di quel pubblico che non li segue fin dalla prim’ora. Bastano, come detto, poche note per rimanerne colpiti, anche nei brani successivi che arrivano puntualmente e che fanno parte sia del loro album “I mortali” che dei rispettivi precedenti lavori, da “Cicale”, uno sguardo sul mondo visto da un proprio angolo a “Luna araba”, inno alla spensieratezza, continuando con “Rosa e Olindo”, una storia d’amore con la tragedia sullo sfondo che però non si nota, e ancora “Ti attraverso”, “L’ultimo giorno”, un resoconto degli ultimi appuntamenti immaginati con leggerezza, e un po’ di malinconia e poi “Totale”, “Decadenza e panna”, “Non siamo gli alberi”. Quest’ultima è una delicata analisi di un rapporto, con frasi tipo “sarebbe bello non lasciarsi mai, ma abbandonarsi ogni tanto è utile. O necessario alla sopravvivenza di animali in estinzione come noi” fino alla succitata e ormai celeberrima “Musica leggerissima”(omaggio sincero alla musica e all’aiuto che in certi momenti può dare) e a “Toy boy”, allegra e suadente ritmica bossa nova per un brano che ironizza sull’età e sui ruoli. Tra l’altro immaginando, anche dietro loro invito, di vedere un giorno sul palco la mitica Ornella Vanoni, con la quale duettano nel relativo videoclip, da poco pubblicato e diretto da Luca Guadagnino.

Con loro suonano Any Other, ovvero Adele Altro, impeccabile, Andrea De Fazio alla batteria e Alfredo Maddaluno alle tastiere, tre musicisti in grande forma che non fanno altro che confermare la giusta riuscita del live di Marostica. La serata si chiude con un unico bis, “Povera patria”, un omaggio a un gigante, Franco Battiato.
Un concerto all’insegna della calma, dello slow: cinque elementi che si muovono solo quando serve, altro segnale che andando piano si arriva…come da insegnamento per tutta la vita . Con una certezza ulteriore: che sebbene sia un termine non bellissimo e obsoleto, il cantautore come figura risalta ancora in pieno e si afferma sempre meglio, basta crederci e riuscire a vedere, a sentire bene.

(foto di Marco Pettenuzzo-Miroir Studio)

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