22/06/2023

PalomArt Fest

Palazzo Reale di Napoli


Immaginate lo scenario: il golfo di Napoli, il Maschio Angioino, i Giardini Reali della Biblioteca Nazionale, un palco imponente e musicisti unici. Questo il PalomArt Fest a Napoli giovedì 22 giugno. Il Festival Internazionale di Arte Indipendente lavora tra il capoluogo campano e Ibiza promuovendo progetti artistici eterogenei per sensibilizzare e sostenere il cambiamento culturale e sociale con la condivisione. Gli artisti in scaletta quest’anno rappresentano una scena musicale di nicchia che si sta facendo strada negli ultimi anni, sottolineando come il beat latino e africano possa essere miscelato con stili diversi e creare sonorità coinvolgenti, di nuova identità.
Il primo in cartellone è Vincenzo Cipolletta, storico dj napoletano, con una cultura e un’esperienza solida costruita grazie alla curiosità per le avanguardie musicali dance, che gli ha permesso di collaborare con i più grandi nomi del clubbing partenopeo, in particolare quello che negli anni 80 e 90 non aveva nulla da invidiare alle grandi capitali europee (Angels of Love, Funk Machine, agenzia Art DinamiKa con Claudio Coccoluto, giusto per citarne alcuni) e che seguiva passo per passo l’evoluzione della musica dance internazionale, sia house che deep house. Cipolletta negli anni ha affascinato il pubblico di Barcellona, Formentera e del Cafè del Mar di Ibiza, patria della chill music. Non può quindi che ripetersi anche (e soprattutto) tra le “mura di casa”, ritrovate dopo l’ultima esibizione per WOO!.

ric_2691_600_01

Cipolletta è insomma una garanzia mentre sorseggi un campari spritz ai tavolini allestiti nei Giardini Romantici del Palazzo Reale, prima che entri un sound africano radicale, o meglio Brian Shimkovitz, forza trainante di uno dei blog più importanti di musica, Awesome Tapes from Africa, archivio di musicassette di artisti africani quasi del tutto sconosciuti in occidente. Brian è un etnomusicologo newyorkese che durante una borsa di studio in Ghana rimane affascinato dalla musica e dalla varietà di generi e artisti che ascolta. Acquista centinaia di musicassette che trova nei mercatini. E decide di digitalizzare i nastri e di metterli in Rete, con le immagini scansionate dell’artwork e commenti sull’artista. Oggi ATFA è una label che licenza ristampe di storie musicali mai ascoltate in Occidente e Brian un dj selector di musica africana che suona esclusivamente in cassetta. Insomma, è un tape-jockey. “Non sono mai stato un dj - afferma - ma sono appassionato di musica e sono cresciuto suonando la batteria, quindi ho interesse per il ritmo e il cronometraggio e questo mi aiuta a controllare il tono su entrambi i canali che con le cassette non è proprio semplice”. Lo vedi arrivare sul palco con un deck a doppia piastra, la valigetta con le innumerevoli tape e quell’aria un po’ da intellettuale, pieno di sentimento, “pieno di follia e pura passione”, come commenta Enzo Cipolletta.

ric_2662_600

Si parte con ritmi radicali dell’Africa, con Kerfala Kantwe, cui si aggiungono note pop “I’m Winning My Dear Love” di Yvonne Chaca Chaca e miscelazioni house con la tromba: "Paying My Bills” di Dennis Mpale. In pista ci sono solo sorrisi, allegria, complicità. Dopo due ore e mezza di folle ed entusiasmante “tj-set”, ecco salire sul palco la band tanto attesa: i Mauskovic Dance Band. C’è poco da dire: ai fratelli olandesi piace il post punk, la musica colombiana e africana e il dub. E te lo fanno capire con prepotenza e energia. Ma soprattutto sanno suonare. La band è nata da un’idea del polistrumentista e batterista Nicola Mauskovic, che dopo trascorsi psichedelici indipendenti ha deciso di riunire la famiglia: Donnie a voce, tastiera e effetti, Em Nix alla chitarra, synth e percussioni, w Mano al basso.


ric_2946_600_01


Sono in tour per il loro secondo album, “Buckaroo Bank”, in cui rispetto al primo si sentono più influenze dub (Lee Perry e On U Sound). Nel tour il bassista è sostituito dalla bravissima e magica Marilonah, che incanta tutte le ragazze del pubblico. "Buckaroo Bank" è un album molto minimale e genuino, in cui traspare che i fratelli Mauskovic hanno una missione: farti ballare. E ci riescono. Sotto il palco saltano tutti, alcuni addirittura replicano ad alta voce il riff del basso o il ritmo della batteria e delle percussioni, perché è impossibile stare fermi: i Mausckovic Dance Band hanno una cadenza ipnotica fatta di mix tropicali, di afrobeat anni 70, (champeta, palenque, cultura del picò sound system) e space disco combinati con suoni della no-wave newyorkese di gruppi come ESG e Liquid Liquid. Il tutto miscelato con drum machine e sintetizzatori vintage. D'altronde, vengono da Amsterdam e il synth non poteva mancare. I brani si alternano e anche loro agli strumenti: “Face”, “Zwaar”, “Wie Wet Is is Gezien”, l’energia monta e cresce, ma è al momento di “Buckaroo Bank” che esplode il pubblico in un groove travolgente, senza sosta che ti fa capire che le contaminazioni fanno solo del bene alla vita.

ric_2891_600

ric_2720_600

Foto di Riccardo Piccirillo

PalomArt Fest su OndaRock

Recensioni

Speciali

Live Report