Theremin e turbine Pelton. Sia reso merito agli organizzatori del festival “Combin en musique” per il colpo di genio di questo connubio: elettromagnetismo musicale ed energia idroelettrica, ovvero il teatrino surrealista degli Ooopopoiooo insieme agli impianti della centrale di Valpelline (con gli oltre 100 milioni di metri cubi d’acqua della diga di Place Moulin). Siamo ai piedi del Grand Combin, il massiccio al confine tra Svizzera e Valle d’Aosta. Dal 2018, “Combin en musique” è diventato sinonimo di un rapporto tra musica e territorio all’insegna della combinazione, dell’intreccio. E l’intreccio, per il gran finale dell’edizione numero 9 della rassegna, è tutto a base di elettricità.
Il sole filtra appena tra il grigio delle nuvole, quando sul prato di fronte alla centrale compaiono la figura minuta di Valeria Sturba e la chioma lynchiana di Vincenzo Vasi: sono loro i due protagonisti del progetto Ooopopoiooo, “surreal pop dadaista per theremin, voci e cianfrusaglie elettroacustiche”. Valeria imbraccia un violino elettrico color cielo, Vincenzo traffica alla consolle nella sua maglietta piena di lustrini d’argento, ed ecco lo scherzo swing de “Il topolino va” (melodia d’antan e interferenze retro-futuriste, sempre sul filo del nonsense). È uno dei brani chiave di “Elettromagnetismo e libertà”, l’ultima uscita discografica del duo (risalente ormai al 2019): un titolo che è già un manifesto artistico, dedicato a “sconfiggere la monotonia della lobotomia de li tempi mia”. I borbottii di Vincenzo fanno da contrappunto alla voce slanciata di Valeria, mentre le registrazioni in presa diretta si stratificano in loop ipnotici, alla maniera dell’Andrew Bird solista.
Tra strumenti giocattolo e umorismo stralunato, la premiata ditta Sturba & Vasi mette il virtuosismo sempre a servizio del gioco: nessuna remora ad accostare lo squittio di una gallina o di un maiale di plastica ad un omaggio a Luciano Berio… Le allitterazioni demenziali di “Bar Berio”, però, provocano una reazione ai piani alti: non il classico fulmine – già troppa elettricità nell’aria, probabilmente – ma qualche goccia di pioggia sì. E così, la sistemazione di un gazebo per tenere al riparo gli strumenti diventa l’occasione per intrattenere il pubblico con l’ennesima improvvisazione funambolica (“Mettono il gazebo!”).

Le onde invisibili dei due theremin al centro della scena evocano stazioni radio abbandonate, jazz club per ectoplasmi (“Mood Indigo”), copertine sgualcite di vecchi romanzi Urania (“Spacsio”). Ma anche versi di animali fantastici, quando i due maestri di cerimonia usano i burattini di un drago e di un ippopotamo per far parlare i loro strumenti fantasmatici…
Nonostante una tastierina rosa di Barbie che si ostina a fare le bizze, gli Ooopopoiooo regalano qualche anticipazione dal nuovo disco in lavorazione (tra cui una sghemba filastrocca sulle associazioni mentali che si imprime subito nella memoria), per poi lanciarsi nella marcetta anarchica che ha dato il titolo al lavoro precedente: “Elettromagnetismo e libertà/ La terra conferma gravità/ Lo spazio nel buio essenza/ La vita è nostra sofferenza/ Celebrare e volare/ Senza corpo è la morte”. Ci credete che la firma è nientemeno che del maestro dell’improvvisazione Tristan Honsinger?
Incurante del rischio di anatemi, il duo annuncia addirittura un pezzo di musica sacra: sembra una canzoncina per bambini, ma quello che ne scaturisce è l’incipit dello “Stabat mater” di Pergolesi, trasfigurato nella colonna sonora di un apocrifo di Dario Argento. Accompagnamento ideale per le ultime luci di una giornata di fine estate, che si riflettono sulle vetrate della centrale mentre le ombre avvolgono la sagoma del Grand Combin.
Ma c’è ancora una sorpresa prima dei saluti: Valeria Sturba inizia a cantare in russo una melodia piena di struggimento, pizzicando le corde del violino elettrico; Vincenzo Vasi la affianca con il basso e un fischio dagli echi spettrali. È la nostalgica canzone del treno blu di Cheburashka, il cartone animato sovietico preferito di Mr. E: lo sa bene chi ha visto dal vivo gli Eels With Strings, perché una serata come quella della loro apparizione al Conservatorio di Milano non di dimentica nemmeno dopo vent’anni… Stavolta, sul tetto di quel vagone perso nella steppa sale anche lui, Lev Sergeevic Termen in persona, il leggendario inventore del theremin (no, non credete a Vasi quando cerca di convincere il pubblico di essere stato lui a idearlo…). Lo spirito dell’uomo che volle farsi chiamare Léon Theremin aleggia sulla valle, soffia tra le grandi turbine della centrale, si insinua tra i circuiti elettronici degli oscillatori. Viva l’elettromagnetismo! Viva la libertà!