Nel 2026, a dieci anni dalla scomparsa di
David Bowie, gli anni berlinesi tornano al centro della narrazione con due
graphic novel che affrontano il triennio più sperimentale della sua carriera. Tra il 1976 e il 1979, infatti, il Duca Bianco pubblicò la celebre trilogia composta da "
Low", "
Heroes" e "Lodger": tre album che ridefinirono il suo linguaggio musicale, incidendo in modo profondo sulle sonorità e sull’estetica del rock europeo.
"Low - David Bowie e gli anni di Berlino" (Bao Publishing)Il 6 marzo esce per Bao Publishing "Low - David Bowie e gli anni di Berlino", firmato dal fumettista tedesco Reinhard Kleist. L’autore prosegue il percorso avviato con "Starman" concentrandosi sul trasferimento a Berlino Ovest nel 1976, quando Bowie lascia Los Angeles per sottrarsi all’eccesso e alla dipendenza. Il racconto si muove tra la scena underground, le sessioni agli Hansa Studios e la convivenza con
Iggy Pop, restituendo un ritratto emotivo e stratificato.
Berlino, ancora divisa dal Muro, emerge come forza attiva: tensione politica e fermento artistico entrano direttamente nella scrittura musicale.
"Ho lasciato ogni posto" (Feltrinelli Comics)Il 31 marzo arriva invece in libreria, per Feltrinelli Comics, "Ho lasciato ogni posto" di Lorenzo Coltellacci e Mattia Tessaro. Il taglio qui è più storico e contestuale. Il Bowie raccontato è distante dall’immaginario
glam di
Ziggy Stardust: meno icona, più artista in evoluzione. Attorno a lui agiscono figure decisive come
Brian Eno e
Robert Fripp, in un momento che segna il passaggio dalla fine dei Settanta alla nascita di
post-punk e
new wave.
Coltellacci e Tessaro, già autori di volumi dedicati ai
Joy Division ("
E' stata mia la colpa") e ai
Cure ("
Morire non importa") ricostruiscono il contesto culturale di quegli anni, mostrando come la stagione berlinese abbia inciso in modo duraturo sulla musica degli
anni Ottanta.
"Bowie ha cambiato noi, il nostro mondo - spiegano gli autori - E ha cambiato se stesso, raggiungendo l’apice della creatività e consacrando definitivamente il rock a forma d’arte. Eppure, in contrasto con tutto questo splendore, attraversa un periodo pieno di ombre, in una Berlino divisa da un muro reale e simbolico, ancora da abbattere".
Due opere differenti per impostazione e linguaggio, unite dallo stesso snodo creativo: il momento in cui Bowie ridefinisce sé stesso e contribuisce a spostare l’asse del rock verso territori elettronici, frammentati e moderni.