Il 23 gennaio 2026 segna il 50° anniversario dell’uscita del decimo album in studio di David Bowie, “Station To Station”. Nel giorno esatto del suo giubileo d’oro, “Station To Station” verrà pubblicato in un’edizione limitata: un Lp per il 50° anniversario masterizzato a mezza velocità e un picture disc tratto dallo stesso master, completo della riproduzione di un poster usato per promuovere l’album cinquant’anni fa.
Il disco vide Bowie trasferirsi ai Cherokee Studios di Los Angeles e riproporre elementi del suo periodo “plastic soul” di "Young Americans", accostati a spunti elettronici e proto-wave sperimentali, che sarebbero diventati ancora più centrali nei due album successivi. Il primo singolo tratto dal disco, “Golden Years”, uscito nel novembre 1975, portò Bowie nella top ten su entrambe le sponde dell’Atlantico. Il secondo singolo, “TVC 15”, sarebbe stato ascoltato e visto da quasi due miliardi di persone un decennio più tardi, quando Bowie lo scelse per aprire il suo set al Live Aid. Laddove "Young Americans" restava astrazione formale, "Station To Station" centrò in pieno il bersaglio, amalgamando il rock chitarristico con l'elettronica, il battito caldo e primitivo della afro/black music con i gelidi synth dei tedeschi Kraftwerk e Neu! (sulle superstrade della California, Bowie viaggiava con "Autobahn" come colonna sonora permanente, sognando il ritorno nella "sua" Europa). "Non sono gli effetti collaterali della cocaina/ penso che sia amore", e ancora: "Il cannone europeo è qui", urla nella title track, su uno strato di ritmi e rumori che riproducono il suono del treno in corsa. Suggestionato dai Krafwterk di "Autobahn", Bowie finirà a sua volta con il sedurre il quartetto teutonico, che l'anno seguente nella suite definitiva "Trans-Europe Express" reciterà: "...from station to station, back to Dusseldorf city, meet Iggy Pop and David Bowie..." . Il gioco di citazioni incrociate, proseguito poi con "V2 Schneider in "Heroes", sarà talmente folgorante da irrompere in modo decisivo nell'immaginario delle nuove generazioni di musicisti wave (Ultravox, Joy Division, Bauhaus e molti altri), che avranno nell'accoppiata Bowie/Kraftwerk i loro numi tutelari. Il disco non rinuncia a groove perfetti per il dancefloor in canzoni come “Stay” e “Golden Years”. L'unico brano non originale è "Wild Is The Wind", struggente cover di un tema scritto da Dimitri Tiomkin nel 1956 per un film western. Disco dolente, impregnato di una simbologia oscura e inquietante, "Station To Station" è la testimonianza della peculiare "via crucis" americana di Bowie.
Harry Maslin, che aveva lavorato con Bowie su alcuni brani di “Young Americans”, fu scelto come co-produttore. Entrarono in studio nel settembre 1975 con una band essenziale e compatta: Carlos Alomar ed Earl Slick alle chitarre, George Murray al basso, Dennis Davis alla batteria, l’amico d’infanzia Geoff MacCormack (con lo pseudonimo Warren Peace) ai cori, e Roy Bittan dalla E-Street Band di Bruce Springsteen a piano e organo. Maslin ha in seguito dichiarato che le voci nelle tracce di punta “Wild Is The Wind” e “Golden Years” furono entrambe prime take di Bowie. Come spesso accade, però, l’artista londinese avvertiva la necessità di sdoppiarsi, di individuare un alter ego sul quale addossare il suo carico di sofferenze e fantasie malate. Per l'occasione, quindi, ideò un nuovo personaggio, destinato a divenire il suo più noto alias. Il suo nome è racchiuso in un verso della title track, che era anche quello inizialmente scelto per dare il titolo al disco: "The Return Of The Thin White Duke". Capelli rosso-biondi impomatati e tirati all'indietro, panciotto e camicia bianca, pantaloni neri a pieghe, il Duca Bianco è un essere algido e aristocratico, intossicato dalle droghe, alienato dalla paranoia urbana e isolato nel suo mondo di musica robotica. Uno stretto parente del personaggio di Thomas Newton interpretato da Bowie nel film "L'uomo che cadde sulla Terra". Su di lui sfogherà tutte le ossessioni del periodo, inclusa una malsana attrazione per la mitologia nazista. “Il Duca Bianco era un essere piuttosto odioso, un orco. Ma in fondo il miglior modo di combattere una forza malefica è ridurla a caricatura”, teorizzerà qualche anno dopo.
Dieci giorni dopo l’uscita del disco, David partì per l’Isolar Tour, che toccò oltre 65 date in 11 paesi ed è considerato particolarmente influente per l’uso di file di luci fluorescenti bianche contro fondali neri. Alla fine del tour, Bowie iniziò a lavorare al disco d’esordio solista di Iggy Pop, “The Idiot”, quando con Iggy e il produttore Tony Visconti si trasferì a Berlino per mixare il disco. Nella metropoli tedesca Bowie si stabilì poi per un periodo cruciale della sua carriera, che avrebbe fruttato la celebre trilogia con Brian Eno ("Low"-"Heroes"-"Lodger").
Questa nuova edizione di “Station To Station” è stata realizzata a partire dai master restaurati a 192 kHz dei nastri originali del Record Plant, senza alcun trattamento aggiuntivo nel trasferimento. Il master a mezza velocità è stato realizzato da John Webber agli AIR Studios. Disponibile in edizione limitata un picture disc per il 50° anniversario con poster, dal 23 gennaio 2026 su Parlophone – Pre-order qui. Ecco la tracklistdella riedizione di "Station To Station".
Lato A Station To Station Golden Years Word On A Wing