Marracash e Guè: la scaletta del concerto a Milano e la cronaca del primo dei due show che celebrano “Santeria”

13-09-2026

“Dite G.U.E. Dite Marracash”. Trentamila voci rispondono all’unisono e per una sera l’Ippodromo Snai San Siro di Milano torna indietro di dieci anni. Marracash e Guè celebrano “Santeria”, il joint album pubblicato nel 2016 e diventato nel tempo uno dei dischi di culto del rap italiano, con la prima di due serate evento entrambe sold-out, davanti a oltre 30mila spettatori. Stasera il bis.

Si parte proprio da “Salvador Dalì”, con i due rapper che fanno il loro ingresso in tute rosse scintillanti, accompagnati da un grande ledwall e due schermi laterali. Poi “Money”, “Senza Dio” e “Ca$hmere”, prima che Marracash chieda quanti tra il pubblico fossero già lì dieci anni fa, ai tempi di “Santeria”. Si alzano moltissime mani. “Siete cresciuti bene però”, scherzano i due. Ma a colpire è soprattutto la presenza dei giovanissimi: ragazzi e ragazze che non si limitano ai ritornelli, ma rappano intere strofe, velocissime, parola per parola. Una dimostrazione di quanto il rap sia diventato ormai un linguaggio trasversale, capace di attraversare le generazioni.
“Santeria” conserva del resto intatta buona parte della sua forza. Nato tra Milano, Tenerife e il Brasile, il disco fotografava due artisti già affermati ma ancora alle prese con le contraddizioni del successo, alternando ambizione, disincanto, ironia e inquietudine. A dieci anni di distanza, brani come “Senza Dio”, “Cosa mia”, “Maledetto me”, “Insta Lova” e “Film senza volume” continuano a funzionare perfettamente dal vivo. Anche perché lo spettacolo resta fedele alla matrice hip-hop: niente band e pochi orpelli, con Marracash e Guè che rappano senza sosta sulle produzioni, sostenuti da Ty1 alla consolle.

“Adesso un pezzo che gasa e che sgasa”, annunciano prima di “Scooteroni”, accolto da un’esplosione del pubblico sul celebre “Vroom, vroom… Scooteroni! Scooteroni!”. Il clima resta incandescente con “Daytona” e “Insta Lova”, mentre Guè passa a una felpa chiara senza maniche e Marracash sceglie il nero. “Questo è un pezzo un po’ da lap dance, un po’ da strip club”, scherzano introducendo “Maledetto me”. Poco dopo arriva “Tony”, omaggio al Tony Montana di “Scarface”.
Ma il concerto non è soltanto una celebrazione nostalgica di “Santeria”. I repertori dei due protagonisti sono ormai abbastanza vasti da permettere continui incroci tra passato e presente, collaborazioni e carriere soliste. Ed è proprio su questa complementarità che viene costruita una delle trovate più riuscite dello show. Dopo “Quasi amici”, Marracash e Guè inscenano una sorta di sfida in stile “Street Fighter”, con round e barre dell’energia proiettate sugli schermi: una battle amichevole in cui si affrontano a colpi di canzoni.

“Sport” sfida “Lamborghini”, “Body Parts” si misura con “Ti levo le collane”, “Badabum cha cha” con “Mollami”, “Cookies ‘N’ Cream” con “King del Rap”, “Bastavano le briciole” con “Eravamo re”. E ancora “A volte esagero” contro “Giù il soffitto” e “Ragazzo d’oro” contro “64 Bars”. Non c’è un vero vincitore: è soprattutto il gioco di due amici che si conoscono da trent’anni e che hanno attraversato insieme gran parte della storia recente dell’hip-hop italiano. Si provocano, ridono, si guardano mentre rappano, trasformando per qualche minuto l’Ippodromo in un gigantesco parco giochi del rap.
È proprio l’amicizia, più ancora dell’anniversario, il filo conduttore della serata. “Santeria” nacque dalla sintonia tra due rapper cresciuti negli stessi ambienti e con aspirazioni simili, prima che entrambi diventassero protagonisti assoluti della scena italiana. Un legame che sul palco appare ancora evidente e che trova il suo momento più intenso nel finale.
Prima, però, c’è spazio per un’altra serie di brani che testimoniano quanto le traiettorie artistiche di Marracash e Guè abbiano continuato a incrociarsi negli anni. Arrivano “Qualcosa in cui credere” e “Brivido”, uno dei pezzi simbolo di “Bravo ragazzo” di Guè, pubblicato nel 2013, quindi “∞ Love”, da “Noi, loro, gli altri” di Marracash, trasformata in un grande canto collettivo. Non manca “Casini”, la collaborazione appena pubblicata, che porta la serata direttamente nel presente.

Poi resta soltanto “Nulla accade”. È qui che Marracash interrompe per un momento il gioco e si rivolge direttamente all’amico: “Per me l’amicizia è importante: sono trent’anni che ci conosciamo e ne abbiamo alle spalle venti di carriera. Averti conosciuto mi ha cambiato la vita. Nulla accade per caso…”. Guè risponde con un abbraccio e per qualche istante l’enorme spettacolo lascia spazio a qualcosa di molto più semplice: il rapporto tra due persone che hanno condiviso trent’anni di vita e musica.
Dal pubblico si alza allora il coro “MarraGuè, MarraGuè, MarraGuè”, quasi a trasformare i due nomi in uno solo. È forse questa l’immagine che meglio riassume il senso della celebrazione. Dieci anni dopo, “Santeria” non appare soltanto come un joint album di enorme successo, realizzato prima che i dischi condivisi diventassero una formula ricorrente del mercato rap, ma come la testimonianza di un sodalizio artistico e umano sopravvissuto al tempo, alle carriere individuali e alle inevitabili trasformazioni della scena.

La scaletta

Ecco la scaletta del primo concerto di Marracash e Guè a Milano.

Salvador Dalì
Money
Senza Dio
Ca$hmere
Relax
Ninja
Cosa mia
Scooteroni
Daytona
Insta Lova
Senicar
Erba & WiFi
Maledetto me
Tony
Yalla
Spendin’
Quasi amici
Sport vs Lamborghini
Body Parts vs Ti levo le collane
Badabum cha cha vs Mollami
Cookies ‘N’ Cream vs King del Rap
Bastavano le briciole vs Eravamo re
A volte esagero vs Giù il soffitto
Ragazzo d’oro vs 64 Bars
Smith & Wesson
Purdi
Film senza volume
Qualcosa in cui credere
Brivido
∞ Love
Casini
Nulla accade