Questi rapper con il pezzo,
Rasty e Guè col chilogrammo, bitch
“KG” è il joint album di Guè e Rasty Kilo, nonché il debutto discografico della neonata etichetta Oyster Music, che collabora con Universal. Con beat firmati da Mykel Costa, Mothz, Chef P, Bassi Maestro e Night Skinny e arricchito da numerosi ospiti anche al microfono, è un progetto che non lesina in quanto a sforzo produttivo e che sembra ottimo per trasformare Rasty Kilo, attivo da più di quindici anni ma ancora poco conosciuto dal grande pubblico, in un nome di primo piano. Attitudine hardcore ma con suoni contemporanei, con elettronica e trap a infiltrarsi tra le rime, è un album con testi fieramente explicit, smargiasso e over the top ma con alcuni circoscritti momenti introspettivi e qualche banger adatto a un pubblico più ampio.
Ingenuo cercare da queste parti sperimentazione e originalità, “KG” si presenta ai timpani con il flow veloce e aggressivo de “Il contatto”, con un sample epico e un verso che si ripete e s’imprime nella mentre, quasi fosse un riassunto di un intero modo di intendere la vita: “di morire, fotte un cazzo”. È street rap nudo e crudo (“Crhyme Pays”), spesso più arroganza che racconto (“Connor”, “KG Anthem”, “After Hourz (3 am)”). Se la malinconia da hustler di “Dedicated” (feat. Noyz Narcos) e “Non sei con me” (feat. Tony Boy) è un po’ telefonata, meglio sorridere delle citazioni pop-r’n’b più o meno nascoste in “Duemilatre”. Se invece avete un debole per il trash estremo, sarete entusiasti di “Rimango free” (feat. Tony Effe), roba che a confronto Il Pagante è un simposio di filosofia.
Spesso più affine ai vari “Fastlife” e “Il ragazzo d’oro”, con rimandi che arrivano fino a “In The Panchine”, ma con momenti più pop e qualche ospite di troppo, “KG” è un joint album dove rischia di rimanere un po’ in ombra Rasty Kilo, mentre Guè conferma l’attuale stato di forma: solido, esperto ma anche, ormai, uguale a se stesso e prevedibile. Non è il nuovo “Santeria”, perché non c’è un nuovo Marracash né un nuovo sound che ancora non sia stato consumato da mille riletture mainstream. L’idea di tenere insieme l’album con un mood o una qualche linea narrativa orizzontale funziona fino a un certo punto, perché la vita da rapper viveur e fuorilegge, con il pallino della droga e delle belle donne, è una scelta abbastanza ritrita. Altro che kilogrammo, l’impressione è che peserà ben poco nella scena attuale. Poppe in copertina: delicatissimi.
28/07/2025