Sono sempre più numerosi gli artisti che prendono posizione contro quella che viene definita la campagna genocida di Israele contro il popolo palestinese. I cori “Free Palestine” si sentono ovunque. Tuttavia, varie forze — dentro e fuori l’industria musicale — si sono coalizzate contro alcuni di questi artisti: Mo Chara dei Kneecap accusato di terrorismo, i Bob Vylan privati del visto per entrare negli Stati Uniti. Ora, i Massive Attack, veterani della scena di Bristol, hanno lanciato una nuova alleanza a sostegno degli artisti che ritengono "vittime di intimidazioni" e "censura organizzata" per aver parlato di quanto sta accadendo a Gaza.
I Massive Attack hanno annunciato la nascita di questa alleanza via Instagram. Il gruppo di "Mezzanine" si esprime da tempo sul tema. Nel 2023 ha collaborato con Young Fathers e Fontaines Dc per l’EP benefico "Ceasefire", i cui proventi sono stati devoluti a Medici Senza Frontiere per gli aiuti umanitari a Gaza. I Massive Attack sono anche tra i tanti artisti che hanno firmato una dichiarazione di sostegno ai Kneecap, dopo i tentativi delle autorità di colpirli in seguito alla loro esibizione al Coachella. Lo scorso mese, la band ha minacciato azioni legali contro un’influencer israeliana che li aveva accusati di “istigazione”. La dichiarazione pubblicata ieri sul loro Instagram è stata ricondivisa da Brian Eno. Secondo The Guardian, anche i Kneecap e i Fontaines Dc sostengono l’iniziativa. Ecco la dichiarazione completa dei Massive Attack:
"Le scene da Gaza hanno superato ogni possibilità di descrizione. Scriviamo come artisti che hanno scelto di usare la propria visibilità pubblica per denunciare il genocidio in atto e il ruolo del governo britannico nel facilitarlo.
A causa delle nostre prese di posizione, siamo stati oggetto di diverse forme di intimidazione all’interno dell’industria (dal vivo e discografica), e anche a livello legale, da parte di organismi organizzati come UK Lawyers For Israel (UKLFI), le cui attività sono state finalmente smascherate in un nuovo documentario proiettato ieri sera dal collettivo Led By Donkeys.
Siamo ben consapevoli della portata delle campagne aggressive e pretestuose condotte da UKLFI, così come di numerosi casi individuali di intimidazione all’interno del settore musicale, mirati unicamente a censurare e silenziare gli artisti che esprimono la propria coscienza.
Avendo resistito a queste campagne di censura, non resteremo a guardare mentre altri artisti — in particolare quelli nelle fasi iniziali della carriera o in situazioni professionali più vulnerabili — vengono minacciati o messi a tacere.
In questo spirito, invitiamo gli artisti che si trovano in questa situazione, o chiunque desideri ora usare la propria piattaforma per parlare della Palestina ma teme conseguenze legali o professionali, a contattarci.
Vogliamo collaborare per condividere esperienze, risorse creative e basate sui fatti e, cosa fondamentale, per unirci in forza e solidarietà e chiedere insieme:
Accesso immediato e illimitato a Gaza per le agenzie internazionali di soccorso, senza minacce militari.
La fine dell’orribile persecuzione contro operatori sanitari e umanitari.
La cessazione delle licenze e vendite di armi dal Regno Unito a Israele.
Un cessate il fuoco immediato e permanente.
Una Palestina libera.
Se finora hai avuto paura di parlare ma pensi sia troppo tardi, non lo è.
Non è mai troppo tardi per unirsi a questo movimento.
Tutti sono i benvenuti".
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Intanto, una delle band nel mirino per le sue posizioni pro-Pal, i Bob Vylan, si scono scagliati contro Damon Albarn dei Blur che aveva criticato le loro affermazioni al Festival di Glastonbury, parlando di “uno dei più spettacolari autogol che abbia mai visto” e criticando anche un gesto del frontman Bobby Vylan — una camminata definita “alla passo dell’oca” in tenuta da tennis — e aggiungendo: “Sono tutti così isterici oggigiorno. Il vecchio testosterone ti fa esagerare”.