Johnny Cash non può essere definito un cantante nel vero senso della parola: nelle maggior parte dei brani, più che cantare parla ma con accenti di grande spessore e con tutto il carisma che porta dentro.
Ad oltre settanta anni Cash è una delle icone viventi non solo del country ma anche di tutta la musica popolare degli Stati Uniti: più volte sugli altari, altrettante nella polvere, ed è forse per questo che la voce, a volte non più perfetta, è mille volte più espressiva di tanti altri.
Detto questo va da sé che “The man comes around”, quarto capitolo per l’etichetta American Recordings, merita più attenzione di quanta ne riserveranno gli appassionati italiani: è un’opera intensa ed emotiva, ma soprattutto sincera.
La traccia che dà il titolo all’intero album, come scrive Cash nelle note del disco, ha avuto una gestazione lunga alcuni mesi, è ispirata da un sogno fatto sette anni fa in Inghilterra (Cash racconta di aver sognato di camminare a Buckingam Palace con la regina Elisabetta…) ed è di chiara ispirazione religiosa, con citazioni teologiche filtrate dalla lente della poesia.
Le gemme dell’album sono molte: una ispirata versione di “Hurt” dei Nine Inch Nails, la sorprendente interpretazione di “Personal Jesus” dei Depeche Mode con l’acustica di John Frusciante, e ancora “Bridge over troubled water”, con Fiona Apple a far da controcanto, “Desperado” cantata come country comanda e, gemma fra le gemme, “First time ever I saw your face”, parole d’amore su un tappeto scarno di chitarra e harmonium.
Insomma, un disco da non perdere, perché di dischi così se ne trovano pochi.
26/10/2006
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