Colder

Again

2003 (Output Recordings) | electro-wave

I Colder fanno parte di quella schiera di gruppi come Interpol, The Rapture, Ladytron, Adult, Two Lone Swordsmen o anche certi brani dei Death in Vegas, che in questi ultimi anni stanno riportando alla ribalta le sonorità della new wave in modo convincente e per certi versi "nuovo", soprattutto per un grande pubblico ormai.
Per chi invece abbia un minimo di memoria storica e riesce a tornare agli ultimissimi anni dei 70, si stupirà nel riconoscere perfettamente la matrice che ha dato origine a questo disco, che sembra un mix perfetto di nomi sacri del tempo: Joy Division, Suicide, Kraftwerk... A volte davvero non si riesce a distinguere il suono languido e freddo, la distorsione vocale, il ritmo secco e minimale, l'atmosfera algida e distaccata che era propria di quegli anni, in cui visioni tecnologiche/futuristiche servivano a incarnare la rigida disperazione che ha caratterizzato i gruppi di quegli anni (bacino che ha dato origine al genere successivamente chiamato "dark", qui in Italia).

La produzione del disco sotto questo punto di vista è perfetta, perfino troppo oserei dire, tanto a volte da risultare stucchevole, in quanto sembra una ripresa del tutto formale dell'estetica senza però condividerne appieno le emozioni. A parte questa piccola punta polemica personale, possiamo tornare al suono, che comunque risulta veramente vivo e fresco, una vera summa di quanto di meglio c'è stato regalato dai gruppi sopracitati. Batteria essenziale e basso in primissimo piano avvincono subito col brano d'apertura, "Crazy Love", in cui la voce sembra davvero uno scherzo del passato, stile ripreso nella successiva "Shiny Star"; e tutto quanto fila secondo questa linea maestra, perfettamente tracciata e decisamente accattivante: ritmi senza deviazioni, ipnotici nella loro monotonia quasi marziale, synth che ricamano la loro melodia, assenza di chitarre, e ovviamente il basso che la parte del leone, nella sua secca semplicità.

Si possono sentire influenze maggiori in "Confusion", col vocoder di stampo prettamente Kraftwerk, la contaminazione dub di "One Night In Tokyo" (cosa non rara per i primi anni 80), i Suicide meno aggressivi in "Silicone Sexy", e per completare il trittico di cui sopra, i Joy Division in pezzi come "Where". La nostalgia comunque cede il passo velocemente per l'immediata capacità di assimilazione delle tracce, che rende il tutto piacevole fin dal primo ascolto.

Il personaggio che si cela dietro questo interessantissimo progetto, è il giovane parigino Marc Nguyen Tan che si è autoprodotto suonando (basso, laptop, chitarra) e registrando questo notevolissimo esordio, tutto da solo, in un mese e mezzo. L'unico apporto a questo disco è dovuto al boss della Output Recordings, Trevor Jackson, che l'ha contatto dopo aver sentito il demo che gli aveva spedito. Assieme hanno leggermente accorciato un paio di brani e il contributo maggiore è sicuramente l'artwork, che non si limita alla copertina ma ad un intero Dvd di visioni astratte che accompagna il cd.

Come album è assai buono, di certo non un capolavoro, ma di certo una sonora lezione (scusate il gioco di parole) per molti che credono non solo credono che la new wave non abbia più nulla da dire, sia per molti aficionados che non si ricordano più l'eclettismo e le possibilità del genere, spesso tramortito nei soliti cliché; insomma un'uscita che molti dovrebbero invidiare moltissimo.

(27/10/2006)

  • Tracklist

1 Crazy Love
2 Confusion
3 One Night In Tokyo
4 Shiny Star
5 Version
6 Silicone Sexy
7 Where
8 This River
9 Colder

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