Dresden Dolls

Dresden Dolls

2004 (8ft Records) | punk-cabaret

"Brechtian Punk-Cabaret": è così che Amanda Palmer (voce e piano) e Brian Viglione (batteria), da Boston, autodefiniscono la loro proposta. Ambiziosi lo sono senza dubbio, pure un po' (tanto) sfacciati se vogliamo, ma in effetti a sentirli e soprattutto a guardarli questi due improbabili pierrot della East Coast hanno saputo creare una cifra stilistica tra le più valide e originali apparse ultimamente.
Esistono dal 2001 e questo loro primo cd è stato pubblicato inizialmente a fine 2003, ma c'è voluta una seconda uscita quasi un anno più tardi per garantire al gruppo la giusta spinta promozionale: e il successo è arrivato, il video (bellissimo) del singolo "Coin-Operated Boy" va forte sulle reti musicali più note e il duo ha aperto i recenti concerti europei dei Nine Inch Nails. E se lo meritano tutto il loro successo, perché attraverso la semplice e vibrante energia delle loro canzoni e delle loro trascinanti performance dal vivo si fanno perdonare tante delle comprensibili ingenuità di un debutto.

I Dresden Dolls guardano al post-punk, guardano agli Sparks, guardano al più recente pop cantautorale al femminile (più quello di Fiona Apple che di Tori Amos), ma guardano decisamente di più a Marlene Dietrich e di più ancora all'arte della pantomima: Amanda Palmer, che firma tutti i brani, è in sostanza una sguaiata ragazzaccia che recita le sue canzoni accompagnandosi al piano con sgraziata intensità, mentre il suo ineffabile compare ne asseconda e complementa ogni gesto con precisione e naturalezza, rivelandosi nel contempo uno dei più dotati batteristi attualmente sulle scene.

Un pugno di canzoni come l'iniziale "Good Day" e "Half Jack" (probabilmente il punto più alto del disco) ha già tutte le carte in regola per far innamorare di loro il pubblico in cerca di sorprese: e brani come "Missed Me", "Girl Anachronism" e il già citato singolo "Coin-Operated Boy" sono i veri manifesti della loro arte. Lasciando da parte i toni più malinconici della maggior parte delle composizioni, questi grotteschi e divertentissimi siparietti piombati tra noi dritti dalla Weimar anni 20 non stanno fermi un attimo, scappano da tutte le parti tra pause, ripartenze e crescendo tempestosi, sardonicamente condotti dal canto singhiozzante di Amanda (e dal vivo sono capaci di improvvisarci sopra in ogni maniera).

Di fronte a questi deliri, i brani della seconda parte del disco si trascinano un po' stancamente, sfruttando le stesse trovate in modo però più convenzionale come fa la pur bella "Gravity", o impantanandosi in lentoni come "The Perfect Fit", e non reggono il confronto: oltretutto i Dresden non sembrano dotati di particolare talento melodico, e classicissime ballate come "The Jeep Song" ne soffrono non poco. La fascinosa "Slide", però, torna a convincere in pieno, centrando i tasti giusti. E la chiusura affidata alla lunga "Truce" è un capolavoro di tensione drammatica, che partendo su toni totalmente dimessi muta gradualmente in un vibrante crescendo sostenuto da un'altra magistrale performance di Viglione alla batteria.

Nel complesso, il duo ancora non riesce a reggere per intero la (lunga) durata di un album, ma mostra anche doti di personalità, espressività e affiatamento fuori dal comune: è decisamente il caso di guardare il bicchiere mezzo pieno e perdonare loro le lungaggini della parte centrale del disco, perché le loro potenzialità fanno realmente paura.

(12/12/2006)

  • Tracklist
  1. Good Day
  2. Girl Anachronism
  3. Missed Me
  4. Half Jack
  5. 672
  6. Coin-Operated Boy
  7. Gravity
  8. Bad Habit
  9. The Perfect Fit
  10. The Jeep Song
  11. Slide
  12. Truce
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