Dopo 19 anni di totale silenzio e assenza dalle scene intervallati soltanto dalla reunion di tre anni fa e da una raccolta non ufficiale (quella approvata dal gruppo dovrebbe uscire in autunno), torna dei più grandi e influenti gruppi che la scena indie americana abbia mai prodotto. Anzi, possiamo sicuramente collocare i Mission Of Burma tra i padri fondatori del sound indipendente a stelle e strisce, dato il lascito di opere come "Vs.", lavoro fondamentale per chi voglia approcciare l'underground Usa dei primi Ottanta. Rispetto alla formazione originale, dobbiamo registrare la defezione di Swope, sostituito però all'elettronica da Bob Weston, già Shellac e Volcano Suns (con Prescott) e produttore di alcune importantissime formazioni come Sebadoh, June of 44, Polvo, Rachel's e Rodan.
Il suono del nuovo album è roccioso come ai vecchi tempi, "The Setup" è una energica sferzata hardcore, la chitarra trattate elettronicamente risultano estremamente stranianti, Prescott pesta sulla batteria come un forsennato. "Hunt Again" è leggermente più orecchiabile, soprattutto per quel che riguarda il cantato, mentre "The Enthusiast" riporta il tutto a un livello decisamente più becero, merito soprattutto dei cori degni dei peggiori anthem punk dei bei tempi che furono. Grande protagonista dell'album è ancora la chitarra di Miller, dissonante e catartica ("Falling", la bellissima "Max Ernst's Dream"), un vero e proprio muro chitarristico già marchio di fabbrica del gruppo nei precedenti lavori. L'anthem "Fake Blood" anzi, ci mostra come la rumorosità del gruppo sia decisamente aumentata.
I nuovi Burma, dopo aver influenzato pesantemente i Sonic Youth, suonano come loro. L'antica vena melodica, come sempre profondamente deturpata, riaffiora nella eroica "Wounded World" e nella ballata "Prepared". "Dirt" e "Into The Fire" riecheggiano dell'hardcore dei primi 80, Husker Du in primis. Il passaggio da Swope a Weston non si sente più di tanto: il nuovo arrivato si limita a un uso dell'elettronica piuttosto discreto, simile a quello del predecessore, come testimoniano gli effetti usati in "Fever Moon" ad esempio, ennesimo deja vu del disco. La chiusura dell'album è affidata alla canzone più "Burma" di tutto l'album, quella che più si avvicina ai loro classici, ovvero "Absent Mind", hardcore puro dove la melodia viene orrendamente sfigurata dalle dissonanze chitarristiche e dall'uso dell'elettronica.
Chi si avvicina al disco senza aver mai ascoltato i precedenti (capo)lavori troverà una gruppo con energia da vendere, in grado di far impallidire molti ragazzotti a la page visti ultimamente. I fan di vecchia data e più in generale chiunque si sia già avvicinato ai vecchi lavori della band non storceranno di certo il naso di fronte a una band in gran forma e a un lavoro godibilissimo, consci del fatto di trovarsi al cospetto di un uno stile che vanta numerosi discepoli e che riesce a suonare terribilmente attuale anche dopo 20 anni.
12/12/2006
1. The Set Up
2. Hunt Again
3. The Enthusiast
4. Falling
5. What We Really Were
6. Max Ernst's Dream
7. Fake Blood
8. Prepared
9. Wounded World
10. Dirt
11. Into The Fire
12. Fever Moon
13. Nicotine Bomb
14. Playland
15. Absent Mind