Audioslave

Out Of Exile

2005 (Interscope) | hard-rock

Abbandonati ormai da quasi cinque anni da Zack De La Rocha, i restanti tre quarti dei Rage Against The Machine hanno dato vita nel 2002 a un nuovo progetto, gli Audioslave, unendo a loro la voce dei Soundgarden, Chris Cornell. Il loro omonimo disco d'esordio aveva presentato i componenti della band pronti a batter cassa per riscuotere i conti aperti col passato, grazie al nome costruitosi. Un lavoro sciapo, i cui brani sembravano anche meno che standard anonimi, scritti al momento dell'imballaggio, su cui Morello cercava di imperversare con qualche effetto e Cornell ci metteva la voce. Spinto dal battage pubblicitario e da due buoni singoli (in pratica, i due brani davvero validi in tutta l'accozzaglia) il "progetto" ingrana e vende oltre le previsioni.

Gli Audioslave così insistono e ritornano dopo tre anni con un nuovo disco, "Out of Exile". La prima cosa che salta all'orecchio è la maggior cura nelle canzoni (seppur nella loro effettiva pochezza) e il suono più amalgamato. I dodici pezzi non presentano nulla che non ci si aspetti, e è in questo che si è spinta la maggior opera di cura: fare un disco che piaccia a chi di dovere e che renda. In pratica, si sono prese tot ballate da hard-rocker col cuore in mano e tot riff dei Led Zeppelin, s'è suonato e riaggiustato il tutto, s'è messo Morello in un angolo, a metà brano, a fare assoli (o effettati o puramente masturbatori), e il gioco è fatto.

Chiariamo subito: fosse venuto fuori un bel disco, ce ne saremmo fregati altamente che non una nota del suddetto fosse già stata suonata a iosa nei decenni passati e avremmo parlato di recupero delle radici, dell'essenza del rock, eccetera eccetera. Fosse venuto fuori un bel disco. "Out of Exile", semplicemente, non lo è. Eppure il primo brano, "Your Time Has Come", pur plagiando letteralmente i Led Zeppelin (guarda un po' il caso), riesce a trascinare nel passato e a coinvolgere. E' lo stesso copione ripetuto in "Drown Me Slowly" e "Man or Animal": la differenza è una sola, che qui la scopiazzatura, pur non meno palese del primo caso, non dà frutti.

Non si tratta di preferire gli originali alla copia: è che chi ha copiato ha copiato male. Per rimanere nell'ambito dei pezzi più tirati, bisogna anche dire che "The Worm" cambia mira: stavolta si cerca di carpire l'alchimia dei Black Sabbath, ma il risultato non migliora. Tra le ballate, invece, si segnalano "Yesterday to Tomorrow", con arrangiamento di campanellini, che indovina un buon inciso e dal lato opposto l'accorata "Heaven's Dead", che forse è il brano più debole del lavoro. Variazioni al canone le presentano la power-ballad "Doesn't Remind Me", che sfrutta una melodia a tinte country e il pop-rock "Dandelion", brani comunque non eccelsi, ma che si fanno notare almeno per la "diversità".

In fin dei conti il problema di "Out of Exile" è uno soltanto: pur senza toccare i bassifondi raggiunti da molti pezzi dell'"esordio" omonimo, non riesce mai a regalare un'emozione di qualsiasi tipo.
Tutto scorre nell'anonimato di una copia sbiadita e poco ispirata.
  • Tracklist
  1. Your Time Has Come
  2. Out of Exile
  3. Be Yourself
  4. Doesn't Remind Me
  5. Drown Me Slowly
  6. Heavens Dead
  7. The Worm
  8. Man or Animal
  9. Yesterday to Tomorrow
  10. Dandelion
  11. #1 Zero
  12. The Curse
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