Drift

Noumena

2005 (Temporary Residence Limited) | jazz-rock, post-rock

Fedeli al titolo, in "Noumena" gli americani The Drift (da San Francisco) costruiscono colonne sonore per viaggi verso mondi ignoti, paralleli, ma che, in fondo, sono solo il lato nascosto della vita di tutti i giorni. A cavallo tra il Miles Davis di "In A Silent Way" e le dilatazioni post dei Tarentel, la musica di Rich Douthit (batteria), Danny Grody (chitarra, tastiere), Jeff Jacobs (tromba, filicorno, elettronica) e Safa Shokrai (contrabbasso) nuota in uno spazio cavernoso, dentro cui le note acquisiscono una valenza cosmica.

Giocando con estrema sapienza con i canoni del post-rock, i The Drift accostano il jazz e ne ridefiniscono lo spiraglio emotivo, perseguendo prospettive sconfinate ("Hearts Are Flowers). Notevole importanza nell'economia lirica delle loro partiture hanno le sortite angolari della tromba di Jacobs ("Inconsistence Principle"), sostenuta da interplay che, alle progressioni cinematiche, sanno contrapporre, con garbo e accuratezza, ampie meditazioni in punta di piedi. E' il caso, quest'ultimo, di "Gardening, Not Architecture", il cui passo pacificato è tutto affidato alla magia di piccole cose, quali gli accordi di una chitarra che si liberano nel vuoto come petali strappati a un fiore.

In "Invisibile City" (ispirata all'omonimo - ovviamente nella versione inglese - romanzo di Italo Calvino) si accendono fuochi space-jazz. Se ne circoscrive il calore con intrecci strumentali d'atmosferico sfavillio. E se ne liberano, poi, poco alla volta le fragranze, cesellando vibrazioni sospese oppure assecondando dialoghi sussurranti chissà quali prodigiosi segreti. Un'aria sotterranea aggredisce, invece, "Transatlantic" nel suo iniziale omaggio a certa musicalità aerea e ambientale di Brian Eno: ovvero, come arrivare a scolpire, poco alla volta, nel vento siderale, una melodia leggera leggera, ancorata alle scale sinuose del contrabbasso e a diafane figure elettroniche. Questo ondulare di note sottili viene a liberarsi in una prodigiosa danza delle stelle, avvolgente e lussureggiante, con i segnali intergalattici della tromba a marcarne lo spessore meta-umano.

Dopo l'euforia di questo vigoroso condursi con impeto tra le galassie più lontane, non resta che scegliere di disgregarsi dentro un fondale abissale, innalzando un tema di lacerante nostalgia che risuona sempre più lontano, prima di svanire nel nulla ("Fractured Then Gathered (Reprise)". Austero ma passionale, "Noumena" potrebbe essere un ottimo compagno di viaggio, quando la notte sembra senza fine e il silenzio scricchiola come una sedia vecchia.

(01/01/2006)

  • Tracklist
1. Gardening, Not Architecture
2. Invisible Cities
3. Hearts Are Flowers
4. Transatlantic
5. Inconsistency Principle
6. Fractured Then Gathered (Reprise)
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