Jesu

Jesu

2005 (Hydra Head) | industrial-ambient

Esempio nitido e incontestabile di genialità musicale, Justin K. Broadrick (già chitarra di Napalm Death, Techno Animal e God, nonché fondatore dei Godflesh) torna alla ribalta con un questo lavoro notevole a firma Jesu, che prosegue il discorso varato con l'Ep di "Heart Ache", scavando sotto la patina abrasiva in vista di soluzioni più dilatate, magniloquenti e dai toni solenni. Una sorta di diario dell'anima. Una circumnavigazione del corpo sfuggente, impalpabile e nudo della sua anima, per lungo tempo alle prese con emozioni crude e senza filtro alcuno.

Il crollo nervoso, causa prima della fine dei Godflesh, sembrava aver condotto l'artista inglese in un vicolo cieco, in cui, ormai, era solo possibile fare i conti con se stessi, elaborando strategie di auto-difesa e di fuga dal pantano psichico. Colpisce, quindi, in questa sua ennesima mutazione, la tensione verso un suono che, pur se ancora tra luci e ombre, si presenta, rispetto a quanto proposto in passato, come più rilassato e impreziosito da barlumi melodici. Il sinfonismo malefico dei Godflesh, ma anche il doom impenetrabile dei suoi primissimi Head Of Davis, così come il rumorismo impietoso dei Final, si ritrovano a dover trasalire per visioni celestiali, vertigini cosmiche, rapimenti estatici. Una ricerca sonora, dunque, che ha saputo scalfire il dolore e la rabbia attraversando da parte a parte alcune delle pagine più estreme della musica rock.

Anche se ancora convinto che la vita sia tutt'altro che un viaggio di piacere, Broadrick, mostrandosi finalmente vulnerabile, intesse le sue trame musicali con il dono rassicurante (anche se bisognerebbe stabilire in quale dose…) della speranza. Una figura quasi palpabile, quest'ultima, a partire dall'evoluzione claustrofobica della drone-music, al limite dello space-rock dei Bardo Pond, di "Your Path To Divinity". Un senso di nostalgia viscerale, solcato da feedback astrali. Di certo, la speranza cui si accennava non ha niente di retorico. Piuttosto, è qualcosa che sembra andare di pari passo con la percezione della fragilità e della tragicità della vita. E sono molti i momenti che lo confermano, ogni volta con un ardore e una forza espressiva diversi, a cominciare dal caos manipolato e tatuato da distorsioni di "Friends Are Evil". E proseguendo, poi, con la contemplazione disperata e marziale di "Tired Of Me", un'avventura al limite della notte, quando la luce geme sullo sfondo, cercandoci senza sosta.

Rassegnazione e disincanto che in "We All Faulter" criptano l'estasi della lentezza con grappoli cristallini di note chitarristiche, in balia della squassante e tenebrosa bramosia della sezione ritmica. Mimesi del silenzio interiore, quando il cammino è sempre più lungo della strada già percorsa. Una strada che porta alla crepuscolare "Walk On Water", lungo serpente sonico, tra vortici di ghiaccio, lande sconfinate, monumenti noise, sussulti shoegaze, cimbali spolverati con malvagità e virulenza. L'ambient-music caricata di valenze e di emozioni al limite del collasso emotivo. Un pulsare mastodontico, un lied invasato: "Man/Woman" è altresì un'esplosione indifferenziata metal/industrial/techno-psichedelica. Danza moderna e terrorista. Disumana. Come se la musica non dovesse anche ricordarci che siamo destinati a deperire. Eppure, lo ripeto, niente che non comunichi anche la possibilità (magari remota, ma tant'è…) di una redenzione. Prova ulteriore, "Sun Day", texture che si muove fra contrasti sfuggenti, richiamando alla mente i lavori più dilatati di Aphex Twin oppure l'Islanda "mentale" dei Sigur Rós.

Broadrick, insomma, ritorna sui propri passi. Rimescola le carte del suo gioco; pericoloso, ma non più nichilista. O meglio: non più solo nichilista. Così, come un fiume in piena, che alla fonte risale, scoprendosi innaturale, sceglie nella conclusiva "Guardian Angel" di dilapidare tutto il suo bagaglio di nevrosi e paranoie in un maelstrom di rimbombi, echi, piattaforme di memorie libere, vaganti nel vuoto, senza limiti. Dettagli che frantumano l'apparente staticità di una musica che saprà ripagarvi solo a costo di una dedizione assoluta.

(21/10/2010)

  • Tracklist
1. Your Path To Divinity
2. Friends Are Evil
3. Tired Of Me
4. We All Faulter
5. Walk On Water
6. Sun Day
7. Man Woman
8. Guardian Angel
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