Orenda Fink

Invisible One

2005 (Saddle Creek) | songwriter

Non è male questo "Invisible One", debutto solista di Orenda Fink degli Azure Ray. Cantautorato fine e delizioso, intimista il giusto, orecchiabile non più del necessario, a tratti persino impetuoso. Detto questo, il problema è il seguente: vale il prezzo dell'acquisto? Beh, considerata la pletora di uscite di questi ultimi anni, i costi dei cd, il file sharing e tutto il resto… fate un po' voi, ma penso abbiate capito.

Ok, parliamoci chiaro, per un disco del genere non le spenderei mai 20 carte o giù di lì. La produzione, troppo pulita, è già irritante, e non che ci aspettassimo Thalia Zedek o Lydia Lunch, sia chiaro. Le canzoni, poi, scorrono via e manco rimangono impresse, tanto che a fine ascolto si ha l'impressione di ritrovarsi con in mano un pugno di mosche. E dire che l'iniziale "Leave It All", ballata psichedelica con melodia a effetto e archi a profusione, lasciava presagire qualcosa di diverso. Poi si susseguono le canzoni una dopo l'altra, una uguale all'altra.
In effetti, però, "Invisible One Guard The Gate" è ancora un bel pezzo, una specie di girotondo pianistico dagli umori autunnali, alla Fiona Apple, per intenderci.

Quindi si arriva alla tempesta pop di "Bloodline", che ha il compito di svegliare dal torpore in cui eventualmente si sprofonda dopo le prime due canzoni. Ma, diciamoci la verità, non è tutto questo granché, e verrebbe (viene) da dire che Aimee Mann ne ha scritte di migliori. A proposito, vi ho detto quanto lo stile di canto della Fink somigli a quello della sirena di "Bachelor N° 2"? Non c'è tempo, visto che già con "Blind Asylum" è qualche altra chanteuse psichedelica a essere (consapevolmente?) omaggiata. O plagiata?

Da manette ai polsi il pop-rock aggressivo di "Dirty South", ma forse Orenda vuole sfondare. Nulla di male, però gli Arcade Fire sono sulle televisioni commerciali con un album sì orecchiabile, ma di grande intensità. Ci rifacciamo la bocca con la lenta "Easter Island", prima di precipitare nel vuoto di idee della finale "Animal", tribalismo da supermercato, come un Peter Gabriel lobotomizzato da Anggun.
E' un "bel" disco "Invisible One", ed è proprio questo il problema.

  • Tracklist
  1. Leave It All
  2. Invisible Ones Guard The Gate
  3. Bloodline
  4. Blind Asylum
  5. Les Invisibles
  6. Miracle Worker
  7. No Evolution
  8. Dirty South
  9. Easter Island
  10. Animal
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