A due anni da “First Year Departure”, i romani Room With A View (nati nel 1999 per iniziativa di Francesco Grasso – voce e chitarre – e Alessandro Mita – chitarra) proseguono lungo la strada maestra della loro ispirazione gothic-metal, sulla scia dei maestri Katatonia. “Collecting Shells At Lighthouse Hill” è opera che si distacca dalla precedente per una maggiore compattezza di fondo, un’esecuzione più impeccabile e una produzione, quella di Jens Bogren (già alle prese con i lavori di Katatonia, Opeth, Soilwork, Millencolin, etc.) che permette al suono di rivelarsi in tutte le sue fibrillanti sfaccettature, mostrandosi, al contempo, dinamico, nervoso e con qualche accento”futuristico”.
Il brio incandescente di “Breathe The Water”, tra collassi emozionali e ottovolanti psico-metal, si conferma nei vorticosi corridoi elettrici di “Friction”, prima di perfezionarsi nelle inquietudini sotterranee di “Sometimes Anywhere”, annegata in un mare di distorsioni esplosive e dissolta in una fanfara funerea. Il contributo dei due nuovi arrivati, Gino Palombi (basso) e Piero Arioni (batteria), è di quelli che fanno la differenza. In “Penitence” è più che evidente, infatti, il loro tocco agile e sostenuto nella costruzione quasi progressiva di un hardcore evoluto stile Unwound. Trame acustiche s’incendiano improvvisamente nella successiva “Against My Will”, con richiami di sonorità new wave (Cure e Depeche Mode) che fanno capolino anche nella strepitosa “Till Morning Comes”.
L’ispirazione si tiene desta facendo leva anche su strumentali che emanano umidi sapori autunnali, come quello, delicatissimo, di “Collecting Shells”, lasciato in sospeso come un ponte proteso verso le oasi di quiete che, come miraggi, si annunciano dietro le tempeste distorte di “The Farther Side Of Heaven”.
Ma oltre che ispirati, i Room With A View dimostrano, con la conclusiva “Remembering Our Goodbyes”, di essere anche discretamente eclettici, regalandoci un quadretto jazzato che, nel suo incedere svagato, tra borbottii di trombone (Amedeo Croce) e svolazzi di tromba (Paolo D’Antonio), conduce il disco alla meta. Da ricordare, oltre alla solita ghost-track , la presenza di una traccia multimediale, di foto e curiosità assortite e del video di “Friction”. Come dire: potrebbero meritarsi la vostra attenzione, nonostante l’ombra dei modelli si allunghi ancora minacciosa sulle loro tessiture.
08/03/2017