Velma

La Pointe Farinet, 2949 m.

2005 (Monopsone) | avant-rock

Giunti al quarto album, i Velma si confermano misteriosi autori di una fusione vitalissima tra suono acustico e digitale.
Lì, in alto sulla Pointe Farinet, la band svizzera imbastisce il suo solito rituale fatto di crescendo ipnotici, melodie inquiete e inquietanti e sotterranee tensioni oniriche. Il rigore delle composizioni è questa volta, però, attanagliato da una maggiore consapevolezza espressiva, il che rende l'ascolto piacevole anche nei momenti apparentemente più ostici.
Meno astratta, dunque, e più concreta nel definire le sue scenografie sonore, la musica del trio di Losanna sembra aver raggiunto in queste undici tracce la piena maturità, assurgendo a vero e proprio marchio di fabbrica.

Magari hanno abbandonato velleità sperimentali e voglia di muoversi verso territori musicali altri, ma è pur sempre vero che la loro proposta possiede ancora un fascino particolare, come conferma da subito la tenebrosa ciclicità di "32 Offices".
Quasi come se provenisse da un oltretomba "terreno", la voce si allunga aerea su panorami elettro-acustici ("Growing Confusion"), cresce monotona da un mulinello febbrile ("No Risk To Be Taken"), si sporge con timidezza nell'angosciata confessione di "Sleeping Underwear". Tutto si rivela perfettamente calibrato per assecondare quella che è, a tutti gli effetti, una rigorosa e austera esplorazione delle possibilità immaginifico-ipnotiche del suono.
E, così, persino nel rifare i Motorhead (!) di "Metropolis", si riesce nell'impresa di delineare una curva sonora maledettamente fragile e visionaria. Apocalittici e marziali in "Voices Of The Ether" (con la partecipazione di Dälek), alla ricerca di un senso della realtà che sia quanto più vicino al farsi suono della stessa in "Quotidien", non dimenticano, certo, di fare le dovute riverenze ai Massive Attack ("100% Sure"), per poi riprendere il largo dentro la gelida foschia di "Blanquette".

A conti fatti, insomma, sembra alquanto sciocco chiedere di più a una band che continua, con apprezzabile coerenza, un percorso tutto sommato atipico e ancora molto personale.
Una band che, tra le altre cose, continua a vivere nella penombra di un relativo anonimato, nonostante da più parti se ne cantino le lodi.
E' un affare privato, in fin dei conti.
Un affare votato alla ricerca di una trascendenza abbagliante, capace di conferire un senso non soltanto di carattere "razionale" a crescendo epici e meccanici come quello di "Private Perfection": ovvero l'intimità che si colora di una perfezione quasi insostenibile.
E che trova nella delicata bossa per sola chitarra e voce di "Run" il canale di scolo di un'emotività finalmente umana e non più sovrannaturale.

  • Tracklist
  1. 32 Offices
  2. Growing Confusion
  3. No Risk To Be Taken
  4. Sleeping Underwear
  5. Metropolis
  6. Voices Of The Ether
  7. Quotidien
  8. 100% Sure
  9. Blanquette
  10. Private Perfection
  11. Run
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