Joseph Arthur

Nuclear Daydream

2006 (Lonely Astronaut Records) | songwriter

Una febbre incontenibile: forse è questo il problema di Joseph Arthur. Dall’uscita del precedente disco, “Our Shadows Will Remain”, pubblicato nel 2004, sembra che il songwriter di Akron non si sia concesso un istante di pausa: tra Ep, singoli e bonus track assortite ha dato alle stampe abbastanza brani da riempire quasi un intero album; dopo aver girato il mondo in tour con i R.E.M., ha prestato la sua “In The Sun” a Michael Stipe e Chris Martin dei Coldplay per un Ep di beneficenza ed ha collaborato agli ultimi dischi di gente come Twilight Singers e Joan As A Police Woman; nel frattempo, ha esposto per la prima volta in una galleria londinese i suoi dipinti dal cupo primitivismo metropolitano in stile Basquiat e ne ha raccolto una selezione nel volume a tiratura limitata “We Almost Made It”, allegando al libro un disco strumentale dal titolo “The Invisibile Parade”. Come se non bastasse, negli ultimi mesi ha dato anche vita alla propria personale etichetta discografica, la Lonely Astronaut Records, alla ricerca di un’espressività artistica completamente libera da vincoli esterni…

Nel bel mezzo di una tale indigestione creativa, ecco allora fare la sua comparsa il quinto album vero e proprio del cantautore americano, “Nuclear Daydream”. Registrato tra Berlino e Los Angeles nel corso di una serie di session che originariamente avrebbero dovuto dare vita a due differenti dischi, il nuovo lavoro di Joseph Arthur abbandona il denso registro rock del predecessore, affidandosi ad una più essenziale atmosfera acustica. Sulla carta, la dimensione ideale per i chiaroscuri delle sue composizioni: eppure qualcosa sembra non funzionare fino in fondo.

Nonostante la qualità delle interpretazioni e degli impasti vocali, “Nuclear Daydream” risente infatti di una produzione sin troppo convenzionale, tanto che i brani già presentati dal vivo nei mesi passati finiscono per risultare meno incisivi nella loro versione in studio. La pulizia del suono sembra smussare gli angoli, preferendo la leggerezza di “Redemption’s Son” alle preziose asperità di “Come To Where I’m From”. Joseph Arthur semplifica il proprio lessico, relegando divagazioni indietroniche e suggestioni ambientali in un prodotto sostanzialmente per fan come “The Invisibile Parade”: “è stato un po’ come dire «stavolta facciamo qualcosa di veramente user-friendly »”, confessa lui stesso. Il risultato finisce per avvicinarsi più ad una versione spogliata di enfasi del Richard Ashcroft solista che non all’icona di Jeff Buckley: niente che non possa comparire nella colonna sonora di “The O.C.”, insomma. Del resto, già in passato la sua “Honey And The Moon” aveva trovato posto nel calderone emo del serial culto per teenager

Non è un caso, allora, che ad anticipare il disco sia stato scelto un singolo a base di briosa malinconia e voglia di fuga come “Enough To Get Away”, che potrebbe appartenere senza troppe difficoltà alla penna di Stuart Murdoch. “Nuclear Daydream” prende le mosse proprio dal versante pop, con il ritmo plastico ed il pianoforte alla Roy Bittan di “Too Much To Hide”, per arrivare poi a giocare con i miagolii di chitarra ed il falsetto in stile Prince di “Slide Away”.
Gli spunti wave di “Our Shadows Will Remain” e del successivo Ep “And The Thieves Are Gone” tornano solo nei tratti marcati di synth di “Automatic Situation”. Il cuore del nuovo disco di Joseph Arthur si trova infatti in un pugno di ballate dall’andamento classico, da “You Are Free” a “When I Was Running Out Of Time”, alle quali si aggiunge anche “Last Train To Ithaca”, dedicata alle vittime dell’uragano Katrina e offerta da Joseph in download gratuito sul proprio sito ufficiale. Così, “Electrical Storm” si libra su un arpeggio percorso da ululati di onde radio, mentre “Don’t Give Up On People” si distende su un pianoforte dal sapore lennoniano.

Ma è nelle pieghe dei momenti meno appariscenti del disco che si ritrova intatta la vena compositiva di Joseph Arthur: gli scabri accordi acustici di “Black Lexus”, parente diretta di quella “Mercedes” che risale ormai ai tempi dell’esordio di “Big City Secrets”, danno modo alle tinte scure della voce di Joseph di addentrarsi in una dimensione di desolato straniamento, in cui la realtà sembra confondersi con uno specchio in cui ogni cosa è rovesciata. E gli intarsi della title track , lambiti da un velo di tastiere, vanno a posarsi sulle note del piano con un senso di amarezza dylaniana, che carezza dolorosamente le corde degli Stones di “Wild Horses”. È un romanticismo ombroso a percorrere i brani di “Nuclear Daydream”, una dimensione fatta di rapporti che si consumano nelle ceneri del proprio abbraccio e di illusioni perdute in un viaggio privo di destinazione, lungo la linea di confine tra possesso e distacco: “don’t tell your eyes are mine”, proclama Joseph, “Jesus loves you more than you know”.

Alla fine, la sensazione è che in più di un episodio l’album soffra di una scrittura eccessivamente prevedibile ed istintiva, visto anche il gran numero di nuove composizioni presentate dal vivo negli ultimi anni e rimaste escluse dal disco. Una maggiore ponderazione avrebbe probabilmente giovato all’equilibrio complessivo di “Nuclear Daydream”: i momenti di fascino non mancano, ma nell’insieme il disco non sembra riuscire a porsi compiutamente all’altezza del talento di Joseph Arthur. E per l’anno prossimo, mentre il songwriter americano si prepara ad abbandonare la sua tradizione da one man band per andare in tour con un gruppo vero e proprio alle spalle, si vocifera già di un nuovo album in dirittura d’arrivo: la persistenza della febbre potrebbe essere un sintomo tutt’altro che positivo…

(27/09/2006)

  • Tracklist
  1. Too Much To Hide
  2. Black Lexus
  3. Enough To Get Away
  4. Slide Away
  5. Electrical Storm
  6. You Are Free
  7. Automatic Situation
  8. When I Was Running Out of Time
  9. Don’t Tell Your Eyes
  10. Don’t Give Up On People
  11. Woman
  12. Nuclear Daydream
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