Devastations

Coal

2006 (Beggars Banquet) | pop-rock

Nuove band si affacciano alla ribalta. Devastations, trio (Tom Carlyon chitarra, Conrad Standish basso e voce, Hugo Cran batteria) proveniente da Melbourne, Australia, un articolo perso fra primo e secondo disco ("The Devastations", uscito nel 2003), un passaparola che pian piano aumenta, spinto da benedizione critica e apprezzamenti dei colleghi (i concerti aperti per Cat Power, Black Heart Procession, Dirty Three e Tindersticks, l'amicizia con gli Einsturzende Neubaten). Un secondo album, "Coal", che arriva, oggi, finalmente anche in Italia, con un bel po' di ritardo (un anno) rispetto all'estero.

Chi non ha mai avuto il piacere di ascoltarli proverà un grande sussulto, quando, appena messo su il disco, ritroverà nella voce di Standish il fantasma di Mark Sandman. Ad essa si aggiungono synth, basso e percussioni a disegnare un'atmosfera noir; poi note di piano a lanciare verso una nobilissima apertura melodica, il canto che si addolcisce, seguito da tanto di cori femminili. E' "Sex & Mayhem", classe compositiva e ricchezza di arrangiamento. Non siamo che all'antipasto. "The Night I Couldn't Stop Crying", bellissima murder ballad su cariche di chitarra e batteria, è un colpo secco al cuore. La voce bassa a recitare inquieta in una canzone perfetta, sentita, vibrante, scorticata da un'impennata di elettrica distorta fino alla morte.

I Devastations scrivono canzoni d'amore con tutti i crismi del caso. Passione, romanticismo, intensità, classe. "I Don't Want to Lose You Tonight" è un altro centro, un'elegia memore del "No More Shall We Part" di Cave, ma privato della grandeur esecutiva dei Bad Seeds, con un violino che attraversa l'aria di questa lunga tenerezza. Il tema del disco è affrontato in diversi modi dai vari brani: la title-track procede introversa per larghi tratti, note di pianoforte, il peso sulla bellissima e sicura interpretazione di Standish, che manda il pezzo in gloria nel finale, quando, anzichè virare su facile crescendo, chiude in contrappunti. Sono livelli davvero alti, e l'unica pecca è la produzione, capace di svilire un suono che, giocando maggioremente su lucentezza e vigore da un lato, e toni soffusi dall'altro, avrebbe aggiunto consistenza in modo considerevole.

Sono, però, anche livelli che calano, almeno per un po'. "Terrified" spinge troppo sulla romanticheria giovanile (ricordando i Death Cab For Cutie), e nè i coretti nè gli scatti trovano i modi giusti (al contrario dei tempi). Brano comunque sufficiente, specie grazie alla sincerità, come anche "Take You Home" e "What's a Place Like That Doing in a Girl Like You?", sorelle trafitte e spaccacuori, chitarre elettriche a girare arroventate e pathos in quantità massiccia, la prima del tutto "sparata", la seconda poggiata sull'alternanza di ritmo, con l'ausilio di note di piano. Il netto riscatto giunge in coda, quando fanno la loro comparsa altre due canzoni notevoli (la seconda capace di raggiungere il trittico maggiore). Trattasi di "A Man of Fortune", delizioso duetto dal sorprendente appeal radiofonico e di "Dance With Me", ballata pianistica intrisa di poesia, che indovina uno splendido cambio di melodia nell'inciso.

"Coal". Qualità, ispirazione, talento. Qualcosa da rifinire per esser grandi, ma va già bene così. Musica scritta con il cuore e diretta al cuore, per un'esperienza in cui, se è difficile non immergersi, lo è ancora di più uscirne.

(19/10/2006)

  • Tracklist
  1. Sex & Mayhem
  2. The Night I Couldn't Stop Crying
  3. I Don't Want to Lose You Tonight
  4. Coal
  5. Terrified
  6. Take You Home
  7. Cormina
  8. A Man of Fortune
  9. What's a Place Like That Doing in a Girl Like You?
  10. Dance With Me
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