Genghis Tron

Dead Mountain Mouth

2006 (Crucial Blast Records) | grindcore, spazzcore, electro

Nati nel 2004 in quel di Philadelphia (Pennsylvania), i Genghis Tron ci mettono poco meno di un anno per farsi conoscere e apprezzare da critica e pubblico. Giusto il tempo, insomma, di pubblicare quel “Cloak Of Love”, Ep d’esordio che immediatamente li catapulta nell’olimpo delle band grind/spazz-core più interessanti del pianeta, grazie a una sapiente dose di elettronica e a un appeal vagamente danzereccio.

Così, ”Dead Mountain Mouth”, primo lavoro sulla lunga distanza, oltre che confermare un talento cristallino, accende nuovamente l’interesse per un mix esplosivo di brutalità elettrica e raziocinio sintetico, come dimostra il primo cazzotto in pieno volto dell’ opener “The Folding Road”. In rapida successione: brevissimo preludio di bleep elettronici, un erompere irrefrenabile di grind-atomico, piani sequenza dominati da sinuose onde di Moog, pulsare techno. Un biglietto da visita, niente male, per Dio! Con “Chapels”, gli azzanni spazz-core fanno pensare a dei Frodus intrappolati in un frullatore, mentre sorprende il disagio emozionale della ballata paranoica di “From The Aisle”, incredibilmente sospesa tra i Neurosis più abulici e il Neil Young alienato che vegetava in certi oscuri universi Grifters.

Tra screamo disperato ed electro-clash di quarta mano si muove, invece, la title track; hyper-grind e mitragliate di beat , invece, fanno di “White Walls” un concentrato mozzafiato di ferocia, capace di spargere senza remore inquietanti aromi di Atari Teenage Riot, in parte diluiti da una coda electro con tanto di trasalimenti melodici. Perfettamente posizionata a metà dell’opera, la strumentale “Badlands”, con il suo clima di relativo relax, taglia in due un monolite sempre più temibile e spaccasassi. E, come volevasi dimostrare, la repentina ripresa oltranzista di “Greek Beds” ci riproietta nuovamente in un girone infernale di urla, scariche adrenaliniche, thrash-beat e industrial/death , solo in parte scarnificate dall’ intro in perfetto stile synth-pop e, poi, dal rimuginare doom di “Asleep On The Forest Floor”, comunque infestato dalle solite, deliranti urla di Mookie.

Come una bella, rilassante sorpresa, arriva poi il panorama rasserenato di “Warm Woods”, in cui il pulsare electro e il fondale ambient si presentano in tutta la loro nuda eccentricità rispetto alle bordate metalliche con cui il trio (costituito anche dal chitarrista Hamilton e dal tastierista Michael) solitamente li destabilizza e sconvolge, come avviene nel gran finale di “Lake Of Virgins”, ultimo baluardo di violenza e malinconia disperata che, da cima a fondo, pervade un disco davvero molto interessante.

(19/11/2006)

  • Tracklist
  1. The Folding Road
  2. Chapels
  3. From the Aisle
  4. Dead Mountain Mouth
  5. White Walls
  6. Badlands
  7. Greek Beds
  8. Asleep on the Forest Floor
  9. Warm Woods
  10. Lake of Virgins
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