Jenny Lewis & The Watson Sisters

Rabbit Fur Coat

2006 (Team Love) | country-rock

Iniziamo con le presentazioni: Jenny Lewis è la voce dei Rilo Kiley, band culto nel circuito indie americano, soprattutto quello che strizza l’occhio al country-rock. Le Watson Twins sono veramente due sorelle gemelle, cantanti professioniste titolari di un album proprio, e qui alle prese come arrangiatrici vocali – in chiave gospel – di mezza dozzina di brani. "Rabbit Fur Coat" è il titolo dell’album, che esce per la Team Love di Conor Oberst. Dietro al titolo c’è una storia e la storia è quella di una donna: la mamma della Lewis, ossessionata per una pelliccia di coniglio, così come è stata paranoicamente ossessionata a fare della figlioletta una starlette della TV americana. Operazione in parte riuscita, viste le comparsate di Jenny Lewis in serial televisivi, quali "La signora in giallo" e simili.

Evidentemente l’esperienza non è stata delle più felici per la piccola Jenny, al punto da parlarne con fare frustrato in questo suo primo album solista, diario aperto di una vita vissuta sempre su un palcoscenico. Già durante le registrazioni dell’ultimo album a nome Rilo Kiley, Jenny Lewis aveva lanciato segnali di interesse sempre più forti nel dedicarsi a una carriera solista. In testa hanno iniziato a girare le prime idee, i primi accordi, ma soprattutto la consapevolezza di essere matura il giusto per fare le cose da sola. Forte delle collaborazioni recenti con i Cursive nell’album "The Ugly Organ" e con i Postal Service in "Give Up", non le è stato difficile scegliersi i collaboratori cui affidarsi. Si presentano così alla sua porta M Ward, Ben Gibbard e il boss Conor Oberst.

A due anni di distanza dai primi appunti, arriva anche "Rabbit Fur Coat". Arriva, innanzitutto, in un momento particolarmente felice per la scena country-folk, che proprio nell’ultimo anno ha visto il rientro in grande stile di Lauretta Lynn scortata da Jack White. "Rabbit Fur Coat" si colloca perfettamente in questo mercato, fortemente americano e con poche chance di colpire il cuore anche di noi europei. Già, perché Jenny Lewis ha un suono poco internazionale; il suo country è country, punto e basta. Il suo gospel iniziale è vero gospel a cappella. L’aria che si respira è American style . E la copertina dell’album? Forse un’occhiatina al marketing? Ai White Stripes? Sono maligno, ma infastidisce il solo dubbio.

Jenny Lewis ne esce bocciata. Poca verve, la scrittura è banale, i brani non sono messi a fuoco. Si apprezza solo la voce, resa ancora più luminosa da un accompagnamento prevalentemente acustico. Ad aprire il disco "Run Devil Run", un soul-gospel a cappella; a chiuderlo, quasi simmetricamente, un altro gospel, meno marcato e reprise del brano "Happy". In mezzo, una dozzina di canzoncine country-pop-folk, con melodie carine, arrangiamenti carini, voce carina. C’è spazio anche per la cover di "Handle With Care", con Conor Oberst nei panni che furono di Bob Dylan.

Gli occhi si chiudono, ma non sognano. Un album soporifero, ma siamo europei, se non fosse per qualche scossone che, improvviso, ci fa rivivere. E’ il caso di "Rise Up With Fists", gioiellino pop, vicinissimo alla Shania Twain nazional-popolare. Poi gli occhi tornano a chiudersi e iniziamo ad addormentarci. Forse siamo noi a sbagliarci, a non capire. Sarà. Chiudo gli occhi e attendo il gospel finale. Anzi no. Si torna indietro, traccia tre, e si riascolta ancora per un paio di volte "Rise Up With Fists". L’unica boccata d’aria. Buonanotte!

(01/03/2006)

  • Tracklist
  1. Run Devil Run
  2. Big Guns, The
  3. Rise Up With Fists
  4. Happy
  5. Charging Sky, The
  6. Melt Your Heart
  7. You Are What You Love
  8. Rabbit Fur Coat
  9. Handle With Care
  10. Born Secular
  11. It Wasn't Me
  12. Happy (Reprise)
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