Now It's Overhead

Dark Light Daybreak

2006 (Saddle Creek) | alt-pop

Now It's Overhead è la band-moniker del cantautore georgiano (Athens, ndr.) Andy LeMaster, già collaboratore di Bright Eyes e assistente tecnico della sua Saddle Creek. LeMaster è supportato da Maria Taylor e Orenda Fink (già in Little Red Racket e Azure Ray) per il primo album omonimo (Saddle Creek, 2001) e il suo seguito "Fall Back Open" (Saddle Creek, 2004). Il suo piccolo mondo di canzoni artificiali folk-psych-pop trova nuova conferma nel terzo "Dark Light Daybreak", dove il cantante e polistrumentista può fregiarsi, oltre al rodato duo delle Azure Ray, delle collaborazioni di Brad Register al piano elettrico, degli ospiti Clay Leverett a batteria e chitarra, Daniel Rickard a organo e slide, e Josh MacKay al basso.

Se l'album presenta poco o nulla di davvero rilevante, una menzione la meritano in ogni caso gli impasti di batteria acustica e base elettronica (da parte dello stesso LeMaster) acconciati con chitarra distorta proto-shoegaze di "Estranged", il curioso synth-country (un po' lasciato a metà) che muove dall'acustica sovraincisa memore del patron di "Let Up" Bright Eyes, e la melodia - fuori centro di un soffio - corale e crepuscolare di "Meaning To Say", per tastiere festanti e canto sopra le righe.

Spiace dire che il resto suona come sterile riempitivo, o paccottiglia di canzoni soprassedibili ottenute tramite pesanti lavorazioni di studio. La title track spreca beat campionato e tastiera sognante arpeggiata alla Gary Numan in una forma poco memorabile, mentre "Nothing In Our Way" riecheggia gli ultimi Grandaddy in un pop acustico scampanellante e buonista dagli arrangiamenti-camomilla e dalla sfavillante chiusa degna dei Death Cab For Cutie. La produzione di "Let The Sirens Rest" si fa poi talmente sofisticata da sommergere tutto e sfigurare i suoni più umili (spezie di slide, chitarra sovraincisa e synth impalpabile à la primi Verve). "Night Vision" fa sperare in una sorta di raga oscuro, ottenuto dall'intro di fascia oscura delle tastiere, ma si riduce a ninna-nanna sdolcinata di gorgheggi melodiosi, e i clangori metallici (ma in parte memori del vaudeville) di "Type A" si stamperanno nel solito chorus carico di decorazioni psych-pop di studio.

Più che un album personale, pare un manuale tecnico di come deve suonare un disco per poter essere pubblicato da Bright Eyes: riciclaggi di suoni stantii, canzoni buona la prima, emotività pulsante, estetica loser riconoscibile, impacchettata e pronta per l'uso, canto inespressivo. Tipico caso di buona volontà (e potenzialità) a rischio macchiettismo.

(30/10/2006)

  • Tracklist
  1. Let The Sirens Rest
  2. Estranged
  3. Walls
  4. Believe What They Decide
  5. Night Vision
  6. Type A
  7. Dark Light Daybreak
  8. Meaning To Say
  9. Let Up
  10. Nothing In Our Way
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