Scissor Sisters

Ta-Dah

2006 (Universal) | pop

A due anni di distanza dalla loro spettacolare ascesa, gli Scissor Sisters sbancano ancora una volta il pianeta pop. Il loro scintillante nuovo singolo, "Non me la sento proprio di concedermi alle danze" è fatto per contraddire il suo stesso titolo e provocare clamore sulle piste da ballo, ecc...
Jake Shears è dubbioso. L'ho convinto a gustarsi in mia compagnia uno spiazzante the al limone, un modo elegante per discutere sulla sua ultima prodezza, ma anche per suggerire allo scrivano come diavolo impostare una recensione su questo fantomatico "Ta-Dah". Che purtroppo non destruttura nulla, non si lancia in fredde cavalcate rigorose, tra geometria e matematica, piuttosto riaggiorna ancora una volta la cara vecchia arte dell'easy listening. Pop scintillante, biodegradabile, prodotto per piacere. Possibilmente a tutti. Jake annuisce, così va meglio. Meglio lasciare da parti le trionfanti dichiarazioni ufficiali come pure le disquisizioni psicosociologiche. Gli Scissor riempiono le piste e fanno cantare sotto la doccia. E per raggiungere lo scopo non usano mezze misure.

Il primo singolo, appunto, lo stesso brano che ha l'onore di inaugurare l'album, è un minestrone portentoso che inghiotte lo scibile pop di trent'anni fa, comprese alcune fughe che sanno di moog lontano un miglio, chiama per un drink i soliti fratelli Gibb, possibilmente quelli di "Tragedy", si fa accarezzare sul serio da Sir Elton John, genio furbacchione accorso in consolle, e... spacca, come direbbero i loro giovani acquirenti. Apparendo persino nuovo e luccicante.
Jake approva, sorride, accenna a quel tipo tosto che ha incontrato la scorsa settimana sulla 5° Avenue. Con lui pare sia interessante scambiarci più di due chiacchiere... "She's My Man", mi dice. Rimango sul chi va là, poi mi accorgo che si tratta di un altro strike: dance-song , ma stavolta sull'altro seggiolino del piano potrebbe sedersi pure Joel, che non guasta, un po' di disco, un semi-solo di chitarra chiassoso e sarcastico, un finale che non sfigurerebbe all'interno di un musical. Disco Broadway? Jake mi fa l'occhiolino. Faccio finta di salutare una bionda, ma nessuno ci casca. Mi sa che sono in trappola. Potrei fuggire approfittando della confusione; all'improvviso l'aria si è riempita di stravaganza pacchiana.

"I Can't Decide" sa di vecchia fattoria ia ia ooo, tra electro-dance e i consueti coretti mi è parso di udire anche qualche corda di banjo. Ma no, mi dico, è sempre il solito pop, peraltro molto English. Ma gli Scissor non sono americani? Young Americans, per la precisione. Infatti "Lights" sembrerebbe uscire fuori dal primo Bowie dichiaratamente soul, a parte l'intro che invece è chiaramente "Let's Dance". Per il resto fiati sintetici, quasi alla Stock Aitken and Waterman, e il fantasma di Sylvester dietro l'angolo (pure lui... ).
Ecco, proprio ora non ci voleva un black-out . Anche perché Jake risolve subito la situazione con una candela. Al momento l'accende e basta. Ma non si sa mai...

Intanto l'atmosfera si è fatta romantica, e "Land Of Thousand Words" è proprio una classica ballatona tra lo zio Elton e il cugino Todd. Jake aveva invitato anche Alan Sorrenti che mi dicono è rimasto intrappolato nel traffico. Oplà, è tornata la luce, e, santo cielo, Jake è truccato come un clown. No, un momento, indossa la divisa di quel rintronato del Sergente Pepper: "Intermission", ovvero la continuazione di "When I'm 64", vaudeville impuro con archi, pianoforte e declamazioni sintetiche, "Siamo nati per morire". Intanto che aspettiamo ce la balliamo. Preferibilmente in maniera equivoca: "Kiss You Off", un invito a baciare il deretano. La speranza è che ci sia almeno una calzamaglia... Intanto i battiti si sono fatti più ossessivi, post-disco, synth e chitarre degne di "Hot Stuff" o giù di lì.

Infatti qualcuno ha avuto la "bellissima" idea di sparare delle luci stroboscopiche, perfette peraltro per il disco-funky di "Ooh", con chitarre funky stoppatissime, vocine folli, come se i soliti Gibb fossero stati accelerati, solo di synth quasi wave.
E poi non lo sai che "Paul McCartney" andava pazzo per "Funkytown"? Non scherzare Jake. Non scherza mica: una perfetta e scatenata funky-dance, quasi una party-song, schizzata, con il basso che slappa in ottave e Carlos Alomar in carne e ossa alla chitarra guizzante.

Jake mi fa segno di seguirlo da un'altra parte. "The Other Side", intanto, non è per niente Wild e già questa è una conquista. Ma è come se nulla fosse più uguale: un riff sequenziale doppiato dalla chitarra, andamento onirico eppure accattivante. Il panorama è però inaspettatamente dark, il cantato in equilibrio psichedelico, comunque molto sobrio, quasi sommesso. Disco depressa, con il ritornello arioso. Improvviso assolo di elettrica lancinante. Produzione al limite della sciccheria. Finale con qualche spruzzo di sax.
Una centrifuga impazzita. Ecco chi si nasconde dietro Jake e i suoi amici. Atmosfera confidenziale, synth esotici ovunque, chitarra che fa finta di essere aggressiva in sottofondo, refrain che non avrebbe sfigurato su "Band On The Run": "Might Tell You Tonight", grazie ma avrei già preso un impegno. Aspetta, tanto si sa, mi sussurra Jake, "Everybody Wants The Same Thing", anche se poi dietro può nascondersi qualcosa di banalotto, scambi vocali, coralità assortite, chitarra e wah-wah. Un po' di routine, insomma...

Se vieni su ho una sorpresa: si chiama "Transistor", non è per tutti, un bonus creato per i più simpatici, un rock elettronico quasi declamato, di nuovo dark, con tanto di batteria potente, rumorismi, un andamento sinistro, quasi inusuale. Rispondo che mi fido. Corro ad abbracciare il mio amico Mario. Mi dice che si chiama Pietro. Possiede un'auto gialla. Va bene lo stesso...

(09/10/2006)

  • Tracklist
  1. I Don't Feel Like Dancin'
  2. She's My Man
  3. I Can't Decide
  4. Lights
  5. Land Of A Thousand Words
  6. Intermission
  7. Kiss You Off
  8. Ooh
  9. Paul McCartney
  10. The Other Side
  11. Might Tell You Tonight
  12. Everybody Wants The Same Thing
  13. Transistor
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