ALTRO - Aspetto

2007 (La tempesta)
post-punk

Aspetto. Sembianza del volto e anche di tutta la persona.Aspetto. Io aspetto. L'attesa.Dove sta il senso del titolo del nuovo disco degli Altro? O forse nome della band e titolo del disco stanno lì, sulla chioma della ragazza disegnata di spalle, a completarsi? Altro aspetto. Un'altra apparenza. Oppure. Aspetto altro. Mi aspetto altro. Sto esagerando. Senza dubbio. Come è possibile che 17 – dico, DICIASSETTE – minuti di musica che ti investono della loro malinconica rabbia, possano generare queste riflessioni così puntigliose e magari senza senso? Come è possibile che undici "canzoni" come queste riescano, con poche parole e poche note, a lasciarti in uno stato di stordimento e di curiosità tale da volerne ancora e ancora senza che si riesca a capire quale sia la chiave di tutto questo, senza che si riesca a sapere cosa stia guardando la ragazza di spalle, o se abbia gli occhi chiusi o cosa stia aspettando.

"Vorrei sapere" sono le prime parole di questo terzo disco degli Altro. Anche io vorrei sapere. Vorrei sapere qual è il segreto degli Altro, così come ho voluto sempre sapere quale sia la magia dei disegni di Alessandro Baronciani, delle poche parole che li accompagnano.

"Canzone di Andrea" è una canzone scritta per una persona. Ce n'è più d'una in questo disco. "Sì lo so, lo so, non siamo noi". Sembra tutto criptico e incomprensibile. Invece le parole degli Altro sono sempre state semplici. Scheletri di parole sorretti da scheletri di note. Dal respiro affannoso e breve che si rompe a un tratto perché, all'improvviso, capita che la luce si spenga. Questo mi trasmette "Aspetto". Aspettare l'imprevisto. Che di per sé non ha senso. Le possibilità finiscono e spariscono senza preavviso nelle nostre vite. Premi play e ti sembra di correre. Uno scatto senza sapere dove andare. Undici polaroid perse da qualcuno e trovate per strada che ti fanno regali: volti, posti, ricordi, amori, legami. Tu guardi e lavori di fantasia. Correndo un rischio certo, quello di non capire.

Ma che importanza ha? E cosa è importante? Quello che hai perso? Quello che hai preso? Quello che sei?

E la musica? Cosa c’è dentro “Aspetto”? C’è una miscela di post-punk debitore dei Joy Division (nella forma) così come dei primissimi Scritti Politti (nell’attitudine DIY), c’è l’irruenza del punk e la malinconia dei Cure. In “Passato”, primo singolo (se così vogliamo chiamarlo), ci sono una cassa dritta e una linea di basso che sanno tanto di Manchester, un testo fatto di una frase che si ripete di continuo e rovina su sé stessa sino a non lasciar distinguere quelle poche parole che la compongono. “Quadro a.” e “Ramirez” sono trafitte dalla stessa tensione: urla cercano di avvicinarsi ma più ci provano e più lo sforzo è vano, rimangono in un limbo, mentre chitarra, basso e batteria vanno caracollando ma mantenendo la solita furiosa e nevrotica andatura.

“Smettere” si guarda le scarpe: chitarre acustiche innaffiate dai riverberi, una frase a sinistra e poi una a destra chiedono attenzione, parlano di qualcosa che non c’è più. I minuti scorrono velocemente, si parla spesso di treni, di partenze, di giorni passati. Le relazioni, nelle loro forme più diverse. Persone che rispondono al telefono e altre che non sono più come un tempo. Undici canzoni per fare impazzire i battiti, per spezzarli, per maltrattarli. 

Non servono più di 17 minuti per farsi colpire al cuore. E questo disco è qui, pulsante e sguaiato, a farsi dimostrazione lampante della cosa. Pieno di nuvole viste dalla finestra da una persona sola, in una stanza, in una città. E la stanza è piena di fotografie. E quella stanza è altre stanze. La mia. Le vostre.

10/11/2007

Tracklist

  1. 1. Canzone di Andrea
  2. 2. Quadro a.
  3. 3. Federico
  4. 4. Ramirez
  5. 5. Smettere
  6. 6. Colpito
  7. 7. Passato
  8. 8. Barnaba
  9. 9. 31/12
  10. 10. Chiuso
  11. 11. Stefano

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