Benni Hemm Hemm

Kajak

2007 (Morr Music) | pop-folk

Introdurre un album come “Kajak”, il secondo lavoro di Benedikt H. Hermannsson, in arte Benni Hemm Hemm, può risultare alquanto ostico.
Il nostro, proveniente dalla oramai “sovraesposta” Islanda, infatti, confeziona una musica che sfugge agli stereotipi ed alle semplici catalogazioni. Si tratta, senza alcun dubbio di pop, pop orchestrale. Si può affermare, senza tema di smentita, che le influenze folk siano piuttosto evidenti. Ma al di là di questi due elementi lampanti, il buon Benni è stato capace, nel breve volgere di due soli album, di architettare uno stile musicale molto personale e facilmente riconoscibile.

Registrato in soli quattro giorni presso gli studi Sundlaugin di proprietà dei Sigur Rós (ma i punti di contatto finiscono qui, non fatevi ingannare), con il supporto di ben undici musicisti, “Kajak” riesce a catturare l’attenzione dell’ascoltatore lasciando che la concentrazione scemi solo allo sfumare delle ultime note del tredicesimo brano, dopo oltre cinquanta minuti di musica emozionante ed energica, appassionata ed al tempo stesso leggera.
Il pregio maggiore del capobanda islandese sta nella capacità di rendere la propria musica piena ma non troppo affollata, con tanti strumenti che suonano insieme senza che ciò provochi quella fastidiosa sensazione di sovrapproduzione o di pomposità.
Tutto ciò è dovuto chiaramente alle qualità compositive di Benedikt, ma anche e soprattutto all’eleganza degli arrangiamenti, che riescono ad accostare, senza stridori o cacofonie, chitarre acustiche e strumenti a fiato, percussioni e glockenspiel, amalgamandoli alla perfezione e rendendo “Kajak” un lavoro omogeneo, ma non ripetitivo.

Dal punto di vista più strettamente compositivo, l’album sembra quasi diviso in due (come poteva accadere con i vecchi vinili): se nella prima parte, prescindendo dalla breve introduzione acustica di “Skvavars”, i ritmi sono molto sostenuti e gli strumenti a fiato la fanno da padrone (su tutte “Brekkan”), a partire dalla portentosa ballata “Regngalsinn” (La gioia della pioggia), quasi un poema d’amore per voce, chitarra e fiati, i ritmi si abbassano ed è la voce di Benedikt che emerge sicura e decisa.
Ed è a questo punto che tutta la magia di “Kajak” viene fuori. Se all’inizio i ritmi incalzanti e le partiture per fiati sempre in primo piano ci fanno pensare alla bisboccia tipica delle veglie nordiche, la dolcezza e la tranquillità della seconda parte richiamano alla mente la fine di un party, quando gli invitati, ubriachi, stanchi, ma felici, si avviano barcollanti verso le rispettive case scambiandosi affettuosi cenni di saluto. Il tutto, naturalmente, con il fiato che si condensa davanti ai volti, tra le nevi perenni del profondo Nord.
Ci si potrebbe addirittura azzardare a sostenere, prendendo in prestito la fascinazione degli islandesi per la morte, che “Kajak” sia costruito per accompagnare una graduale e delicata discesa (o salita) verso l’aldilà. Un passaggio sereno e, anzi, quasi allegro, così come è consono a quelle latitudini e connaturato in tutti i popoli nordici.
E così, dopo una serie di brani delicati e flessuosi, tra i quali spicca per coesione e raffinatezza stilistica “Aldrei”, tutti giocati sulla voce del menestrello islandese, accompagnata dalla chitarra acustica e dagli immancabili fiati, si giunge al brano di chiusura, “Egisa”, quasi fosse l’ultima tappa di un cammino verso la luce, o verso il sospirato riposo.

Tirando le somme, rispetto al suo predecessore, “Kajak”, pur non spostando di molto le coordinate stilistiche della “band”, è un deciso passo avanti e si lascia preferire sotto ogni aspetto. Se solo fosse possibile superare la barriera rappresentata dalla lingua (che, tuttavia, per qualcuno, potrebbe anche rappresentare un ulteriore fascino dell’album), potremmo dire che anche la vecchia Europa ha trovato il proprio Sufjan Stevens.

(16/04/2007)

  • Tracklist
  1. Skvavars
  2. Brekkan
  3. Snjórjljóssnjór
  4. Sorgartár
  5. Sól Á Heyhóla
  6. Regngalsinn
  7. Stoffer
  8. Abbastúfur
  9. Aldrei
  10. Sex Eða Sjö
  11. Monakó
  12. Ég Á Bát
  13. Egísa
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