Blow

Poor Aim: Love Song

2007 (K Records / Goodfellas) | electro-toy-pop

Le avevamo lasciate nella stanza accanto con dei compitini da eseguire, le ritroviamo dopo pochi mesi con la lezioncina svolta neanche a metà. Le prime impressioni nello sfogliare questo quadernino dalle tinte forti sono diametralmente opposte: da un lato c’è tutta la loro soddisfazione per aver finalmente colmato una vecchia lacuna, quale la riedizione del primo Ep, dall’altro c’è il nostro sconforto per l’eccessivo passo indietro mostrato dalle due ragazzine, o meglio: non era preferibile un nuovo lavoro rispetto a una rivisitazione accanita di formule sonore già evolute (in positivo) in “Paper Television”? Questa nostra perplessità non lascerà scampo a Khaela Maricich e Jona Bechtolt fino all’ultima traccia del disco.

L’Ep “Poor Aim: Love Song” fu realizzato in edizione limitata nel lontano 2004, sette composizioni al laptop che strizzano l’occhio fanciullo alla techno dadaista dei primi anni 90, quella capace di smuovere le chiappe di tutti, dall’intellettualoide sornione all’enfant terribile di periferia, nel beat c’è la stessa demenzialità dei bei tempi, capace di accompagnarti per una brevissima stagione estiva conficcandosi momentaneamente nei sensori del cervello, fino a scollegarsi puntualmente verso la fine di settembre, lasciando i soliti strascichi nostalgici. Oggi che quei vecchi esibizionisti dei juke-box hanno lasciato, consumati dalla salsedine, il posto a una creatura più timida come l’ipod, l’intento Blow, qui presente, appare come un gettone arrugginito dello scorso decennio dimenticato in un cassetto di una qualsiasi dimora estiva.

Sono davvero pochi i momenti in cui l’effetto “sorpresa” domina la scena, da “Knowing The Things That I Know”, passando per “The Love That I Crave e “Come On Petunia”, lo sviluppo ricorda un po’ le Cocorosie di “Noah’s Ark”, l’utilizzo tenue e pacato dell’elettrico racchiude le impreviste romanticherie della Maricich, mentre il resto lascia un bel po’ a desiderare e le future monelle di casa K fanno eccessivamente poco.
“Hey Boy” è una di quelle canzoncine pop smaliziate in fuga verso asili perduti, “The Sky Opened Wide Like The Tide” e “Let’s Boy Play Boys Chase Girl” poggiano i propri semiassi su una base hard-techno petulante in tutta la sua insipidità corale, mentre i sette remix piazzati nell’altra metà dell’album aggiungono poco valore all’opera, confermando quanto detto all’inizio e lasciandoci ancor più perplessi sull’effettiva necessità di questa pubblicazione. Il remix esotico di “The Sky Opened Wide Like The Tide” e la reminescenza proto-kraut del duo di Düsseldorf ad opera di Alan Fortarte delineano le sole coordinate percorribili con il vento in poppa al primo e unico giro di boa.

I successivi progressi mostrati nel recente “Paper Television” restano la sola ancora di salvezza di questo duo sbarazzino, mentre l’acerbità compositiva di questo Ep, innocuamente farcito di remix, lascia il tempo che trova. In attesa di qualche nuova chiccoseria elettrica di pseudo-demenziale fattura, (ri)sintonizziamo subito i nostri canali sul “vecchio” (?) televisore di carta regalatoci non più di sei mesi fa.

(19/05/2007)

  • Tracklist
1. Hey Boy
2. The Sky Opened Wide Like The Tide
3. Knowing The Things That I Know
4. Let’s Play Boys Chase Girls
5. The Love That I Crave
6. Hock It
7. Come On Petunia
8. Begin Remix
9. Hock It (Yacht Remix, Featuring Claire L. Evans)
10. The Love That I Crave (Strategy’s Strata Club Remix)
11. The Sky Opened Wide Like The Tide (Lucky Dragons Newage Powermix)
12. Hey Hey Hey Boy (K Maricich Remix)
13. Hey Boy (Dj Alan Fortarte Remix)
14. We Are Over Here (Lucky Dragons Remix)
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