Feist

The Reminder

2007 (Interscope) | folk-pop, rock

Quattro anni d’attesa sono tanti, un capolavoro di cantautorato femminile come “Let It Die” meritava un successore, e puntualmente, l’arrivo del 2007 ci regala il nuovo lavoro di Leslie Feist.
A chi ha lasciato lacrime ed emozioni sulle note di “When I Was A Young Girl”, e ha trovato in “Mushaboom” l’ispirazione per sviare dal dolore, la nuova manciata di canzoni regalerà ancora tutto ciò, lasciando intatte le colorazioni decise che screziavano il suo predecessore.
L’ascolto porta alla mente sensazioni rinnovate, una voce limpida e deliziosamente soffusa come in passato, trame melodiche che si alternano in uno schizofrenico quadro ritmico che ha le sembianze di un temporale intervallato da pause di tenera calma.

Il delicato inizio di “So Sorry” si distingue per un’intimità disarmante, che spoglia l’artista da ogni possibile limite espressivo, regalando una perla acustica dalle perfette dimensioni arrotondate. Già a questo livello si nota il grande lavoro di introspezione musicale e testuale che si svilupperà ulteriormente via via, con lo scorrere delle tracce.
“I Feel It All” si lancia in un pop forsennato dalle sembianze mutanti, con un ritmo a tratti irresistibile, capace di divertire la mente più svagata e intrattenere chi cerca qualcosa di più in una canzone. Lo xilofono, coadiuvato da altre percussioni, riesce a cesellare una melodia che a tratti si ripete, senza mai stancare. E poi, la voce, personale e vivacissima, si alterna fra momenti movimentati e attimi più posati.

L’andamento di “My Moon My Man”, un crescendo pieno di balzi, si nasconde dietro le sembianze di una ballata rock antica, la scheletrica “The Park” tocca picchi emotivi brillanti come delle chiazze di luce tremolanti. Attimi che repentinamente capovolgono un’esistenza si concentrano in un episodio egualmente essenziale al precedente. “The Water” raccoglie la sua anima nelle parole, costringe i soggetti vulnerabili a far elemosina di rassicurazioni. Ravviva a intervalli un piano suonato con note che paiono raggi di sole mattutini.

Il gioco cromatico altalenante prosegue, proponendo un altro centro pop. “Sea Lion Woman” punta sulla faccia senza paure della musica di Feist. Bagliori che un attimo parevano cadere, ora riflettono con forza.
“Past In Present” si esemplifica autonomamente dal titolo. Elementi passati che si intrecciano con nuove influenze ramificate in un presente rigoglioso. Il piglio cantautoriale, che sempre ha contraddistinto l’artista, strizza l’occhio a delle radici country, dando sfogo in un frangente tutt’altro che disprezzabile; ma anzi, perfettamente compiuto e coerente.

Buffi singulti amorosi tramutati in musica, con il tremolio di una linea elettronica, avvolgono la mente come la nebbia più fitta (“The Limit To Your Love”), una divertente filastrocca (“One Two Three Four”) detta il tempo del ballo di un arcobaleno nel cielo.
“Brandy Alexander” ricorda vagamente la già citata “When I Was A Young Girl”, contenuta nell’album “Let It Die”, per la vaga malinconia che emana e le sottile assonanze di ritmo. La voce sdoppiata, posta in coda, si colloca perfettamente e marchia a fuoco un sicuro successo.

Gli ultimi tre episodi si distinguono ognuno per motivi differenti. “Intuition” riprende ciò che aveva lasciato “The Water” in termini di essenzialità, “Honey Honey” sperimenta inedite linee elettroniche di base, risultando molto ben riuscita, anche con l’apporto di un’arpa celestiale. Il commiato, “How My Hearth Behaves”, scava fosse in cui si viene avvolti dal vuoto, senza capire dov’è la fine della melodia.
Assaliti da un senso di solitudine e tristezza, rimaniamo sorpresi dalla forza di questa opera. La conferma di un’artista che ancora incarna uno spirito musicale puro e vivido, sempre sul punto di implodere, capace di donare contrasti empatici, al pari della luna che, la notte, scivola leggera sulle onde.

(07/05/2007)



  • Tracklist
1. So Sorry
2. I Feet It All
3. My Moon My Man
4. The Park
5. The Water
6. Sea Lion Woman
7. Past In Present
8. The Limit To Your Love
9. One Two Three Four
10. Brandy Alexander
11. Intuition
12. Honey Honey
13. How My Hearth Behaves
Feist su OndaRock
Recensioni

FEIST

Metals

(2011 - Interscope)
Il ritorno della cantante canadese, dopo il successo di "The Reminder"

News
Feist on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.