Foreyard

Foreyard

2007 (Corps-Morts) | post-rock, electro

Rebekah Spleen è un progetto mutante che nasce in Sicilia nel 2001, e si coagula di volta in volta attorno alle figure di Alessio Bosco e Gioele Valenti. Nel loro primo demo spiccano tracce di post-rock variopinto per chitarra ed elettronica come "Something Touched Me" (contesa tra Durutti Column e sinusoidi celestiali) e "Sperm On Water" (forte di una distorsione magmatica ambient-fuzz), oltre a distinte versioni dei classici crescendo shoegaze ("Weird News", "Sweet Oblivion") che li accomunano alle esperienze più originali del rock nostrano (da Claudio Rocchetti ai Campofame). Dopo una manciata di pezzi inediti eseguiti dal vivo, di minor interesse, il duo nel 2003 registra un paio di pezzi - di nuovo inferiori - per il secondo volume della fortunata serie "P.O. Box 52", indetta dalla milanese Wallace, indi si mette in stand-by.

Foreyard, la nuova idea dei due, prosegue e contraddice gli intenti dei Rebekah Spleen, ad un tempo. Ne emerge così "Foreyard", il loro debutto per l’oscura label canadese Corps-Morts: se i Rebekah Spleen aspiravano all’ariosità dell’improvvisazione live, i Foreyard risucchiano quell’esperienza e la canalizzano verso il prodotto da studio (se non da laboratorio). Tra i cinque lunghi brani che lo compongono, l’iniziale "Jesus Is My Homeboy" si distingue con uno sciame elettronico dissonante a più livelli che sguscia in una marcia cupa con ambience in allegato, incastri ritmici alla This Heat e sospensioni lo-fi di chitarra ad astrarre ulteriormente il tutto. La stessa idea di marcia pervade "Sea Tales", stavolta stemperata da un umore quasi liturgico e da un arpeggio d’armonici di chitarra acustica, che a sua volta muta in landa ostile di sorgenti aliene (vibrati, gorgoglii, squittii).

In "Sick Lord" la curiosità si placa e il tutto diventa normalizzato (beat da processione funebre, pattern a tecnica mista stile Swans, armonie insistenti), ad eccezione dei florilegi gotici per organo. "Wasteland", coerentemente col titolo, spreca una reiterazione di chitarra-basso-batteria alla Aerial M (ma riscaldata da risvolti rustici) per poche-minime variazioni, e "Creeper" - l’unica piece con canto - adotta un battito percussivo riverberato con scampoli electro-radio, accenna una parodia dell’Alan Parsons di "Mammagamma" e vira a un’atmosfera drammaturgica di droni sibillini.

Nelle (poche) snodature dei lunghi brani si degusta un tentativo dignitoso di mistura passato-futuro del suono post, che arretra fino al folk prebellico e avanza fino alle meditazioni statiche degli anni recenti, re-impostandone una specie di spunto asessuato. Ma più che un viaggio all’indietro, è uno scomodo poemetto che aspira (freddamente) a diventare bussola stilistica. Nei momenti più sterili, però, sgattaiola subitaneo dalla memoria. In "Sea Tales" compare il contrabbasso di Lelio Giannetto, rodato avanguardista autodidatta già attivo su Setola di Maiale, e animatore culturale del sottobosco siciliano. Herself è il progetto solista di Valenti, dedito a una forma canzone umbratile.

(13/01/2008)

  • Tracklist
  1. Jesus Is My Homeboy
  2. Creeper
  3. Wasteland
  4. Sea Tales
  5. Sick Lord
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