Black Francis

Bluefinger

2007 (Coocking Vinyl) | alt-rock

Hanno ucciso il rock. Il rock è morto. Il rock è nudo! Evviva il rock! Rock come se ne fa da anni, ma come non se ne sentiva da parecchio.

Dopo oltre tre lustri dal suicidio e qualche anno dall'inaspettata resurrezione dei più mirabolanti folletti del rock, Charles Thompson, al secolo Black Francis (o, se si preferisce, Frank Black), torna in sala d'incisione assieme a un manipolo d'illustri sconosciuti (Dan Schmid al basso, Jason Carter alle pelli e Violet Clark nel ruolo di corista) per redigere una delle più sincere, divertenti ed entusiasmanti pagine musicali di questo torbido Duemilasette.

Con "Bluefinger", Thomposon torna a firmarsi con il moniker che lo svelò al mondo quando, assieme a Kim Deal, Joey Santiago e David Lovering, fondò i Pixies: un buon segno, questo, che suona come una dichiarazione programmatica volta a prendere le distanze da un turbolento ed altalenante trascorso solista (del quale, tuttavia, è opportuno segnalare il fantasmagorico "Dog In The Sand" del 2000) per riallacciarsi ai vecchi fasti. "Bluefinger", infatti, propone una tracklist mozzafiato, che potrebbe tranquillamente competere con quelle degli ultimi capitoli discografici del combo bostoniano ("Trompe Le Monde" del 1991 e, soprattutto, il precedente "Bossanova").

Undici pezzi facili, che scorrono dal primo all'ultimo senza disperdere tensione e mordente. Per chiarirci, nulla di nuovo sotto il sole: soltanto gran bella musica rock, compatta, grezza e immediata come non mai. Peculiarità, queste, che da tempo non capitava di riscontrare nella produzione "indie rock-oriented" del Nuovo Continente e che, se consideriamo la loro qualità media, fanno dell'album una perla più unica che rara.

Per ammissione dello stesso Thompson, "Bluefinger" è stato concepito sotto l'influenza di Herman Brood, musicista olandese attivo già negli anni Sessanta come membro di Cuby & The Blizzards, tanto provato fisicamente dalle droghe da decidere di togliersi la vita lanciandosi nel vuoto dall'ultimo piano dell'edificio che, ad Amsterdam, è occupato dall'hotel Hilton (lo stesso che, come ricorda Black Francis in una traccia del disco, ospitò gli happening pacifisti di John&Yoko©).

"Captain Pasty" inaugura il viaggio con un pugno di sferraglianti accordi di chitarra, ai quali si aggiunge una frase di basso frenetica e angosciante. Una rullata di batteria permette al gruppo di deflagrare dalle casse sprigionando definitivamente una rabbia melodica che stordisce immediatamente l'ascoltatore e definendo all'istante la grandezza di ciò che ha per le mani e per le orecchie.
"Threshold Apprehension" è l'irresistibile trait d'union che unisce AC/DC e Grandmaster Flash, con un ritornello memorabile cantato da Clark che ricorda paurosamente i contrappunti vocali della Kim Deal dei tempi d'oro.
"Test Pilot Blues" si presenta con un riff Beefheart-iano che prelude agli ammiccamenti di Francis scanditi in dodici battute e inframezzati da ritmi marziali sincopati.

"Lolita" è una ballata che vanta un bridge così caratteristico da divenire all'istante un classico; il sapiente utilizzo di un'armonica a bocca à-la Dylan non fa altro che confermare la statura del pezzo. L'anatema feticista "Tight Black Rubber" è costruito attorno a un ossessivo riff di chitarra fuzz che non accenna a cessare nemmeno una volta terminata la traccia.
"Angels Come To Confort You" è un boogie incisivo e profondamente "cool" che fa il paio con l'insistente "Your Mouth Into Mine", uno stornello disordinato e sgrammaticato destinato a lasciare il segno.

L'incipit di "Discoteque 36" richiama i No Doubt di "Don't Speak", ma la stucchevolezza La Chapelle-iana di Gwen Stefani è soltanto un miraggio che sbiadisce all'istante, non appena il nostro ci regala una delle migliori sequenze di accordi dissonanti di sempre. Un piccolo gioiello pop.
"You Can't Break A Heart And Have It" è un'incisiva, graffiante versione del pezzo omonimo di Herman Brood.
Il memorabile sha-la-la di "She Took All The Money" è tanto naif quanto irresistibile.
La title track, collocata in chiusura, è un country-rock che affonda le radici nella cultura rurale statunitense e sembra un ricordo sporco di sabbia del Mojave: asciutto e impalpabile come un dolore dimenticato, un tempo lacerante.

"Bluefinger" è un lavoro composto con mirabile sapienza ed estremamente divertente, che giunge all'improvviso durante un momento della carriera di Thompson in cui questo sembrava aver smarrito la propria creatività. Lunga vita al nostro piccolo, gigantesco Charles!

(19/09/2007)

  • Tracklist
  1. Captain Pasty
  2. Threshold Apprehension
  3. Test Pilot Blues
  4. Lolita
  5. Tight Black Rubber
  6. Angels Come To Comfort You
  7. Your Mouth Into Mine
  8. Discoteque 36
  9. You Can't Break A Heart And Have It
  10. She Took All The Money
  11. Bluefinger
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