Hella

There's No 666 In Outer Space

2007 (Ipecac) | prog-math-core

Gli Hella non so più un duo. "There's No 666 in Outer Space" vara quella che è a tutti gli effetti la fase due della loro carriera. Accanto al batterista Zach Hill e al chitarrista Spencer Seim sono, infatti, arrivati il bassista Carson McWhirter, il chitarrista Josh Hill (cugino di Zach) e il cantante Aaron Ross. Un quintetto, insomma, per quella che Spencer ha definito una "rinascita", grazie ad un disco che è - prosegue - la "cosa migliore" fin qui registrata dalla band di Sacramento.

Spiace per Spencer, che è un tipo simpatico, ma a dirla tutta qui la delusione è cocente. Un suono che ha tutta l'aria di volersi tramutare in uno strano/strambo incrocio tra Mars Volta e Primus meno spigolosi, con una voce posseduta da un'inspiegabile e, alla lunga, irritante epica roboante. Gli spigoli solo apparenti di "World Series", la sua progressione impervia e le intrusioni di un sax mostrano una band alle prese con strutture anche molto complesse ma non del tutto compiute, incapaci di avere un respiro definitivo.

L'ombra dei Mars Volta sovrasta letteralmente brani come "Let Your Heavies Out" (fracassona e spigliata), "The Ungratefull Dead" (tutta stacchi e ripartenze vertiginose), "The Things That People Do When They Think No One's Looking" (intrisa di algida epica emo), "Dull Fangs" (sbaglio o lì in mezzo c'è un ritornello?), mentre la title track sembra volerne fare sfacelo, con una costruzione contorta, nevrotica, ma alla lunga capace solo di mostrare impietosamente tutti i limiti dell'operazione. Sono brani che, in ultima analisi, annacquano la creatività spostata del vecchio duo in un assemblaggio prog-math-core che, nello scimmiottare altrui traguardi, mostra solo di essere ancora bloccato ai nastri di partenza.

Strizzando l'occhio ai Primus, "Friends Don't Let Friends Win" gigioneggia marziale e, beata lei, divertita, incapace di comprendere quanto sia imbottita di autocompiacimento nudo e crudo. La vocina stridula e l'incedere robotico di "Hand That Rocks The Cradle" (come quello di "2012 And Countless", con intro di asteroidi sfreccianti) danno proprio l'impressione di volerci prendere per i fondelli e, diciamolo pure, alla fine ci possiamo pure stare, perché dopotutto ogni tanto bisogna anche far finta di niente. In fondo loro sono degli aspiranti anarchici ("2012 And Countless", caracollante, ennesimo sbrodolamento filastroccheggiante). Il problema è capire fino a che punto saremo capaci di sopportarli in questa nuova, allargata incarnazione.

(30/12/2006)

  • Tracklist
  1. World Series
  2. Let Your Heavies Out
  3. The Ungratefull Dead
  4. Friends Don't Let Friends Win
  5. The Things That People Do When They Think No One's Looking
  6. Hand That Rocks The Cradle
  7. 2012 And Countless
  8. Anarchists Just Wanna Have Fun
  9. Dull Fangs
  10. Soundtrack To Insecurity
  11. There's No 666 In Outer Space
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