ORTHODOX - Amanecer En Puerta Oscura

2007 (Southern lord)
progressive jazz doom

L’anno scorso “Gran Poder”, monolite oscuro e orgiastico di lentezza metallica. Quest’anno, “Amanecer En Puerta Oscura”, livello ulteriore di ridefinizione doom, il jazz nel cuore (dicono di ispirarsi, tra gli altri, anche a sua santità John Coltrane…), un farsi e disfarsi ossessivo del corpo musicale “materico”; il sogno, insomma, di un progressive jazz-doom che spezza in due l’evoluzione di un genere mai domo, sotterraneo e vitalissimo.

Sono in tre, hanno identità misteriose e vengono da Siviglia, gli Orthodox. E hanno tutta l’aria di voler fare sul serio, oggi più che mai. Portano in dote una musica della lontananza (storica e psicologica, insieme): le origini del Cristianesimo, il “dolore” della conquista di nuovi spazi socio-culturali, la ferocia di un’ortodossia che spezza le reni a ogni forma di eresia. Ma è anche – e, forse, soprattutto – la lontananza da cui trae origine un suono possente ed epico, carico di enfasi spiritualistica. Ecco, perché, allora, se la batteria sembra ricomporsi e poi sbandare nell’intro di “Con Sangre De Quien Te Ofenda”, l’esecuzione finisce per sprigionare un mistero di sapori e colori morriconiani (la memoria collettiva, il senso cinematico della vita), mentre tutto sembra trasfigurare in un malinconico epos della frontiera: tromba e clarinetto sul baratro di innumerevoli saghe mariachi, la polvere ammutolita, come un sudario nel vento.

L’immagine più nitida, allora, è quella di un fotogramma che vorrebbe farsi metafora dell’imprendibile, ma che finisce per scontare una desolazione planetaria (la title track), con l’abisso del silenzio che attende, prima o poi, l’annientarsi della musica (“Puerta Osario”, col suo agghiacciante pianoforte pestato). Da questo punto di vista, allora, i 15 minuti estatici e misteriosi di “Templos” finiscono per assumere un significato veramente inaudito. Un riverberarsi liquido e infinito di note (magari leggermente tirato per le lunghe…), con l’inesorabile, ipnotica contrazione del contrabbasso e i richiami spettrali del clarinetto. I cimbali sfarfallano luminescenti, proiettandosi oltre il crepuscolo, “luogo” ideale verso cui questa musica, lentamente, converge. Si sentono echi di ritualismo malsano, bisbigli di mondi paralleli che rimandano alle pagine più “nere” degli Aphrodite’s Child (cercate sotto la sigla “666”) e trascendenze Ligeti-ane (altro loro nume tutelare).

“Templos” è il lirismo dell’attesa sfiancante. La colonna sonora che accompagna prigionieri senza volto al calvario.

“Mesto, Rigido e Cerimoniale” è, invece, la solennità doom così come abbiamo imparato a conoscerla dopo la fondamentale esperienza degli Earth. Ma è un retaggio che si fa sfaccettato, che ulteriormente impreziosisce il dilemma del drone apocalittico con nuances taglienti e noisy (che meraviglia gli arabeschi icastici della chitarra!; quanta potenza dalle triangolazioni con la batteria! Il delirio accecante del caos…): facce di un cristallo che riflette esperienze e sonorità decennali, alla ricerca del trionfo della pesantezza, della pesantezza del trionfo emozionale.

Altrove, la comparsa della voce e i tempi accelerati in “Solemne Triduo” fanno aumentare il tasso di angoscia. L’impatto si fa meno ipnotico ma la coltre rumorosa finisce per assalire con piglio veramente satanico (i Black Sabbath che intrattengono un concilio di streghe). Allo stesso modo, la corse disperata, verso un punto non meglio precisato del cosmo, della conclusiva “Parte II. Apogeum”, trae linfa vitale dal bisogno, matto e spiritato, di sbaragliare la concorrenza, di sfondare, una volta per tutte, la “porta oscura”, aprendosi un varco verso l’alba.

La strada è spianata. “Amanecer En Puerta Oscura” è uno dei dischi più importanti dell'anno. Adesso, possiamo aspettarci di tutto.

06/11/2007

Tracklist

  1. 1. Con Sangre De Quien Te Ofenda
  2. 2. Mesto, Rigido e Cerimoniale
  3. 3. Solemne Triduo
  4. 4. Amanecer En Puerta Oscura
  5. 5. Puerta Osario
  6. 6. Templos
  7. 7. Parte II. Apogeum

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