SIOUXSIE AND THE BANSHEES - Mantaray

2007 (Universal)
songwriter

Dopo le infatuazioni avanguardiste per la cultura giapponese, esplicitate nel precedente disco “Hai!” (intestato al progetto Creatures), torna la regina dark Susan Janet Dallion, meglio conosciuta come Siouxsie Sioux.

Con questo nuovo lavoro una cosa resta certa: allo stato attuale delle cose, non si può chiedere a Siouxsie di ri-recitare la parte della ribelle maledetta che l’ha resa un’icona del rock. L’improvvida e meravigliosa epoca di “The Scream”, “Join Hands” e “Ju-Ju” è ormai lontana, e sarebbe quantomeno scorretto aspettarsi, da un’artista ormai cinquantenne, una riedizione di quegli stilemi e modelli che lei stessa ha contribuito a creare. Oggi Siouxsie somiglia molto di più a una songwriter romantica, a una entertainer sibillina, che non alla riot girl dei tempi che furono; ed è giusto che sia così.

Alla luce di tutto ciò, quindi, risulterebbe patetico stroncare “Mantaray” (come succede per tanti nuovi dischi di mostri sacri del rock), per il semplice fatto che Siouxsie non è più quella di una volta. “Mantaray”, sia ben chiaro, è un disco pieno di difetti, ma l’esperienza e la perizia (la maturità, verrebbe da dire) della musicista inglese riescono a trasformarlo in un lavoro quantomeno gradevole.

A ben vedere, quello che manca al disco è la solidità di scrittura dei brani: un problema compositivo, quindi, che viene bilanciato dalla accuratezza, opulenta a volte ma mai ridondante, degli arrangiamenti. Tutti i collaboratori di Siouxsie sono, infatti, di estremo valore: Steve Evans alla chitarra e all’ukulele, Hossam Ramzy alle percussioni, Ted Benham al dulcimer e allo xilofono, il nostro connazionale Davide Rossi agli archi. Insomma, se un tempo, con i Banshees, Siouxsie lavorava per sottrazione, oggi procede in modo diametralmente opposto.

L’iniziale “Into A Swan” è un pezzo al fulmicotone: distorsioni divelte e percussioni maniacali disegnano un brano epico e umbratile, uno dei migliori del lotto. Col secondo pezzo, “About To Happen”, si scende di qualità; la carica eversiva del brano si perde in un tappeto di tastiere tanto pacchiano e barocco da ricordare i peggiori Muse.

Il disco si riprende bene con tre brani d’atmosfera: la fanfara notturna di “Here Comes That Day”, il sensuale crooning noir di “If Doesn’t Kill You” e la morbosa “Loveless”.

Scorie di follia puramente siouxsiana si ritrovano nella galoppata delirante di “One Mile Below”, mentre in “Drone Zone” si delinea una sorprendente rumba “malata” per contrabbasso, piano e fiati.

Gli ultimi tre pezzi oscillano tra la resa accettabile del tango decadente “Sea Of Tranquillity” e quella biasimevole delle fin troppo zuccherose “They Follow You” e “Heaven And Alchemy”. Infine, la produzione laccata e raffinata toglie forse immediatezza a molti dei brani, ma in compenso li riveste di un fascino particolare, di una torbidezza meno inquietante e più elegante.

Che vi piaccia o no, questa è la Siouxsie del 2007: prendere o lasciare? A voi la scelta.

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20/10/2007

Tracklist

  1. 1. Into a Swan
  2. 2. About To Happen
  3. 3. Here Comes That Day
  4. 4. Loveless
  5. 5. If It Doesn’t Kill You
  6. 6. One Mile Below
  7. 7. Drone Zone
  8. 8. Sea Of Tranquillity
  9. 9. They Follow You
  10. 10. Heaven And Alchemy

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