The Field

From Here We Go Sublime

2007 (Kompakt) | dream-techno

Avete mai sentito parlare di “pop ricombinante”? Il pop ricombinante è un genere musicale che differisce da tutte le altre varie nomenclature inventate dalla critica perché non è definito dalla combinazione di suoni e ritmi che presenta, bensì dal metodo con cui la musica viene composta1. Come la tecnica del Dna ricombinante (che dovrebbe essere nel programma di scienze delle superiori) consiste nell'utilizzare frammenti di Dna esistente per formare artificialmente una sequenza del tutto nuova, così la tecnica del pop ricombinante consiste nel samplare, cioè tagliare, pezzi di canzoni pop per poi comporre qualcosa di diverso, spesso così diverso che il sample diventa irriconoscibile.

The Field, al secolo Axel Willner, è un musicista che applica al pop ricombinante una tecnica ulteriore, altamente tecnologica, la tecnica del c.d. loop o ripetizione. La ripetizione è caratteristica della musica dance, in quanto necessaria al ballerino per tenere il ritmo, ma, a un esame meno superficiale, è molto più che un divertissement per discotecari impasticcati. La ripetizione ha un effetto ipnotizzante sull'ascoltatore, lo costringe a concentrarsi sui dettagli, a percepire anche i cambiamenti più piccoli (c.d. breaks), a focalizzarsi sull'essenza del brano tramite una sovraesposizione di questi dettagli: la musica diventa una scultura, più che un percorso2.
A livello emotivo, la ripetizione produce una tensione che, se non corretta con delle variazioni, può risultare noiosa, o addirittura insopportabile (senza il supporto di derivati della chetamina). Nondimeno, se ben diretta, la ripetizione consente di produrre musica molto suggestiva, ad alto valore aggiunto.

Dopo questa noiosissima e spocchiosissima premessa tecnica, cercherò di essere concisa: “From Here We Go Sublime” è un disco pazzesco: questo tizio prende un insignificante secondo di un'insignificante canzone di Lionel Ritchie (Lionel Ritchie, rendetevi conto), e crea una musica del tutto nuova, dilatata, astrale, eppure così urbana, piena e minimale insieme, dance e ambient insieme, pop e sperimentale insieme. Perché il pop ricombinante è così, può essere qualsiasi altro genere, e non è neanche questa la parte migliore, la cosa figa è che non c'è neanche bisogno di sapere cosa esattamente viene samplato e ripetuto in milioni di loop.

Mr. Willner è ben consapevole di questo: gioca a celare i suoi plasmidi originali per poi rivelarli improvvisamente, con un effetto-sorpresa degno di un illusionista (non indovinerete MAI cosa c'è dietro la title track prima dei 2'15''), ed è impossibile accorgersi che “Over The Ice” non è che la trasfiguratissima visione space-techno (roba che non si sentiva dall'ondata dream-house degli anni 90, da quell'indimenticabile, miliare “Beachball” di Nalin & Kane) di “Under Ice” di Kate Bush. Assurdo. No hay banda. E' tutto registrato.

1 Devo ringraziare Mike B. di clapclap.org per gli spunti sul pop ricombinante.

2 Le intelligenti osservazioni sul ruolo della ripetizione nella musica che faccio qui mie sono di Robert Henke, meglio noto come Monolake (intervista concessa ad Andrew Cooke nel novembre 2005).

(04/04/2007)

  • Tracklist
  1. Over The Ice
  2. A Paw In My Face
  3. God Things End
  4. The Little Heart Beats So Fast
  5. Everday
  6. Silent
  7. The Deal
  8. Sun & Ice
  9. Mobilia
  10. From Here We Go Sublime 
The Field su OndaRock
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