Armand Van Helden

Ghettoblaster

2007 (Southern Fried) | house

L’estate è alle porte, e non potete permettervi di farvi trovare impreparati. Siete andati in palestra e a correre, vi siete fatti qualche lampada per non arrivare in spiaggia con il colorito del "White Album" dei Beatles. Avete pure chiamato l’amico che non sentivate dal settembre scorso ma che ha gli agganci per farvi entrare gratis nelle discoteche estive. A questo punto vi manca solo il nuovo album di Armand Van Helden.

Il titolo è un’evocazione precisissima: "Ghettoblaster", immagine e simbolo di un luogo e di un’epoca. Quando basta una parola per dire tutto. Anche la confezione rimanda al reticolato metallico che protegge le casse del mitologico stereo portatile a cui l’album è dedicato.
La musica è quanto di più fedele si possa immaginare per questa sinteticissima ma dirompente dichiarazione d’intenti. Lo spiega bene il video del secondo singolo, "Touch Your Toes", riassumibile così: grafica anni 80 e culi. E’ questo il nuovo Van Helden, è questo il vecchio Van Helden, quello che guarda agli anni in cui è cresciuto musicalmente, e terribilmente newyorkese. L’album precedente, "Nympho", sembrava averne portato uno diverso e poco convincente, che sbandava nel tentativo di andare dietro alle mode del momento, soprattutto un tentativo di rock-house alla "My Friend Dario". Ma ognuno ha il suo modo di essere tamarro.

Il limite principale di "Ghettoblaster" è che probabilmente risulterà un po’ troppo lungo per chi è fuori dalle dinamiche del genere, ma ogni pezzo si prende il tempo necessario per entrare nel sangue e nei muscoli, né un secondo di più né uno di meno. Qua dentro, soprattutto, troviamo una decina di potenziali singoli: non c’è un punto debole, non c’è niente che odori lontanamente di filler. Forse manca uno spaccaclassifiche come "U Don’t Know Me", ma la qualità è quella di "2 Future 4 U", l’album che conteneva il singolone e che è probabilmente il suo migliore.
Se si trattasse di qualcun altro, direi che il disco non è particolarmente innovativo, ma mette in mostra una classe immensa. Parlando però di Van Helden, il sostantivo "classe" suona quantomeno inappropriato. Lui è il Principe dei Tamarri, e la sua musica è sfacciatamente adeguata alla qualifica. Allora diciamo che "Ghettoblaster" è il massimo che potete chiedere a un produttore house per far esplodere il subwoofer della vostra Fiesta Custom con spoilerone.

Nessuna intro: si entra subito nel vivo, e con una delle tracce migliori. "Go Crazy!" è una festa di stab sproporzionati e esplosiva voce soul (di Majida). Verso i quattro minuti ha un bridge di sample vocoderati che non sentivate dai tempi di Sabrina Salerno. Fantasmagoria kitsch.
"Touch Your Toes" è un bulldozer. Sample preso di peso da "Boom Boom" di Dezz (anno di grazia 1987, tanto per non rinnegare le proprie radici) e rap old school di Fat Joe per un altro pezzo che non lascia scampo. E si continua senza perdere un colpo, sia la plasticissima scena pop del cut-up "I Want Your Soul" o lo slogan vagamente "Temptation" che si atteggia a tormentone in "NYC Beat".

Nella seconda parte del disco il baricentro si sposta di qualche anno in avanti: che si stia movendo un’avanguardia per il revival dei primi anni 90?
La loopadelia su cui si apre "This Ain’t Hollywood" vi fa ripiombare nel mondo delle discoteche e dell’abbigliamento improponibile di una quindicina di anni fa, e il riffettino di tastiera è sulla stessa lunghezza d’onda. Si potrebbero dire le stesse cose anche per la successiva "Still In Love". Ancora hip-hop in "Playmate" e ritornello silly come pochi, quindi invincibile.

"Je t’aime", invece, si rifà sotto con gli anni 80, risuonando il basso di "7 Ways To Jack" di Hercules* su una tonalità più alta. La vocalist Nicole Roux, nonostante il nome francese, sembra molto più a suo agio con gli "I love you" che con i "je t’aime", ma va bene così. Anzi, meglio: una corretta pronuncia avrebbe tolto al brano quella rawness che è la sua forza.
Dopo altri due bei momenti (specialmente l’apparizione di Gorge Llanes su "To Be A Freak"), la festa si chiude con "A Track Called Jack", che aggiunge un ulteriore episodio al mito di Jack.
"Ghettoblaster" non piacerà agli schizzinosi, questo ve lo garantiamo. Ma voi ascoltatelo e ballatelo. Questo disco è vodka-RedBull.

* Devo ammettere che di questo non mi ero assolutamente accorto. Devo la segnalazione alla recensione di Christian Zingales sul numero 108 di Blow Up.

(28/05/2007)

  • Tracklist
  1. Go Crazy! (feat. Majida)
  2. Touch Your Toes (feat. Fat Joe & BL)
  3. I Want Your Soul
  4. NYC Beat
  5. Playing House (feat. Kudu)
  6. This Ain’t Hollywood (feat. Will ‘Tha Wiz’ Lemay)
  7. Still In Love (feat. Karmen)
  8. Playmate (feat. Roxy Cottontail & Lacole ‘Tigga’ Campbell)
  9. Je t’aime (feat. Nicole Roux)
  10. To Be A Freak (feat. George Llanes)
  11. All Nite (feat. La Roka)
  12. A Track Called Jack
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