2562

Aerial

2008 (Tectonic) | dubstep, techno

Il problema con certe scene e sonorità che dall'underground più fumoso - e nel caso del dubstep non parliamo certo di sigarette - passano piuttosto rapidamente alla luce del sole è che tutto quanto si risolva in un bluff. E di quelli architettati goffamente per giunta. Va detto, però, che personalmente ho avuto molte soddisfazioni. "2562" è una di queste, ma è anche una di quelle grosse.

Dave Huismans non ha il nome da superstar ed è munito di un'espressione davvero poco minacciosa, ammesso che serva averla, però qualcosa di potente sta passando dentro la sua testa perché "Aerial" è un disco, anzi no, è un manuale perfetto per chiunque voglia mettersi a produrre ritmi spezzati. Burial, Boxcutter e lui, quello che mancava per mediare tra i silenzi del produttore di casa Hyperdub e le isterie sonore dell'autore di un discone come "Oneiric". Di recente Benga è riuscito ad esplorare questa mediazione, ma su territori molto più Uk garage. "Aerial", invece, è dubstep, ma è anche techno-breakbeat insipiente quando il nostro si lascia andare a reminiscenze rave anni 90 declinate in modernità. "Techno Dread" ha tutto ciò che si può chiedere a un tempo composto per funzionare dentro a un soundsystem, il giro di basso fisso in quattro e una ritmica che gioca a essere storta, ma che rivela un incedere granitico sostenuto dalla percussività melodica dei synth.

L'olandese 2562 non ridefinisce le coordinate, ma riconcilia il suono britannico con la tradizione mitteleuropea; la profondità del suono passa attraverso un approccio ripulito dall'esagerazione, attraverso un utilizzo sussistenziale dei suoni sempre ricercatissimi ma mai in sovrapposizioni ridondanti. Si trova molto della scuola berlinese negli arrangiamenti secchi e una certa predilizione per i crescendo ritmici, con una serie di incursioni improvvise e aggiunte che raggiungono l'obiettivo di rendere Aerial un concentrato di musica viva, che come aveva predetto Robert Henke con i Monolake, mette in primo piano la mutevolezza della musica nel tempo attraverso una variazione dietro l'altra, creando così sculture sonore.

Non tutte le ciambelle vengono con il buco, e anche Huismans compie i suoi piccoli errori. Se da un lato la quasi totalità dei brani sono di ottima fattura, due "brutture" vengono comunque regalate, a riprova del fatto che l'esperienza non è un benefit che si acquisisce facilmente. Tra queste due c'è “Moog Dub”, semplicemente stereotipicità dubstep, reminiscenze ragga nella melodia, ritmica con pretese pachidermiche à-la Milanese e un generale svolgimento che risolve tutto dentro a un calderone di banalità.
Ci si tappa il naso e si fa tesoro della cassa dritta di Movern, della perfetta integrazione e messa a reciproco servizio tra melodia e fisicità simil-Basic Channel di "Channel Two" (coincidenze?) o degli spazi via via riempiti sottraendo e sovrapponendo in “Greyscale”.

Le fotografie urbane del dubstep londinese lasciano spazio a una visione disillusa del mondo, menefreghista forse, che gioca a voler essere uno strumento da ballo ma che consapevolmente funzionerà solo in rare occasioni. "Aerial ",purtroppo per gli altri, è un disco conscio di ciò che vuole rappresentare ed è in questo aspetto che gioca un grande ruolo. Scene fumose o meno, bluff o meno, non importa: ci vogliono album come questo per portare ancora un passo avanti la ricerca di senso della “cosa dub”.

(01/07/2008)

  • Tracklist
  1. Redux
  2. Morvern
  3. Moog Dub
  4. Channel Two
  5. Techno Dread
  6. Basin Dub
  7. Greyscale
  8. Enforcers
  9. Kameleon
  10. The Times
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