Marta Sui Tubi

Sushi e Coca

2008 (Tamburi Usati) | alt-pop-rock

Non è facile mettersi a descrivere un disco dei Marta sui Tubi, a meno che non si proceda con la solita menata stantìa del "fanno di tutto perché spaziano a 360°", e io qui dicendolo non lo dico.
Il terzo disco dell'(ex) trio siciliano stacca i precedenti lavori sul piano del gioco, perché è netta la faccenda che qui Carmelo P. tenda a squadernare un arpeggiato di contorno molto meno soverchiante, forse per la presenza di un quarto compagno, Paolo P., che si butta sui tasti-pianoforte-hammond, e scartavetrando tra la mezz'ora di macello sonoro capita di sentirci quel mostruosamente pop che verrebbe fuori da una grottesca jam tossica tra Le Vibrazioni e i Negramaro.

Se in "Lauto ritratto" le percezioni immaginifiche dei suddetti sono più che altro logopediche nel cantato di G. Gulino, la musica di "Sushi e Coca" è lacrimevole e melloncollica in più di qualche passaggio: in "Dio come sta?" la coda è di un crescendo da ustione epidermica emozionale, una pioggia di pianoforte minimale che si infila tra le pieghe dell'arpeggio di chitarra e il cantato veloce a circolo o solo sospirato e addirittura un accenno di archi del tipo Michael Nyman che mette su un gruppo rock in cameretta. Ma il pezzo iniziava con tutt'altre dinamiche, tra abusi di minore, padellate di batteria - Ivan P. è un cingolato di cotone - e improvvisi fotoni di musica-cabaret.

"Dominique", con la citazione iniziale di "Stento" (da "Muscoli e Dei", il loro primo disco), dice tutta la cifra radicalmente anti-dozzinale dei Marta, qui quasi dei Mr Bungle al falò in spiaggia, con quel finale pestato in simil-growl che praticamente recinta un No, il No di una proposta a uscire con me, perché poi le parole sono sempre quell'isterico e ironico sguardo su amori e auto-analisi che dei riflussi negativi raccontano le solitudini e gli smarrimenti di coscienza, le difficoltà nell'accettarsi e le relative furbate idiote del nostro essere ("troppi vestiti e poco anima", canta il "Licantropo"), magari in appartamenti vuoti fancazzisti ("La Spesa") di qualche città un-po'-così ("Sushi e Coca").

La musica dei Marta è permeata di iconoclastia sonica, e partendo da queste considerazioni si inquadra meglio la loro capacità di fare e disfare canzone in un paio di secondi ("Non lo sanno"), e questa obliquità compositiva nonché i vari ganzi tecnicismi riflettono il loro stato di musicisti a spettino, quindi mica c'è da perdonarli se ogni tanto sembra di sentirli pronti per Sanremo (come se poi fosse un male...), piuttosto c'è da sbiancare di fronte a un gruppo che esteticamente si colloca tra la senescente baraonda sciacquapalle del Primo Maggio e le botte di vita cantinara delle ormai storiche fantastiche malate etichette indipendenti italiane.

"Sushi e Coca" è il solito disco eclatante dei Marta Sui Tubi, sempre tostissimo per tiro ed energia cinetica e intelligenza, qui davvero noia&piattume&polvere=0.

(15/10/2008)

  • Tracklist
  1. Arco e Sandali
  2. Cinestetica
  3. La Spesa
  4. Non lo Sanno
  5. Dio Come Sta?
  6. Lauto Ritratto
  7. L’Unica Cosa
  8. Dominique (canzone di gelosia)
  9. L’Aria Intorno
  10. Licantropo
  11. Sushi & Coca
  12. Pensieri a Sonagli
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