Muse

H. A. A. R. P.

2008 (Warner) | progressive pop

Ognuno ha i suoi scheletri nell'armadio ed ecco il mio: i Muse. Ma come, quei tamarri... Sisì, proprio loro. Quei tamarri. Perché non saprei come altro definire tre tizi che iniziano i concerti sulle note del "Romeo e Giulietta" di Prokofiev per poi attaccare con schitarrate pomposissime, acutazzi melodrammatici e riffoni disco-grunge.

A me piacciono così: senza vergogna. Come lo erano al loro tempo gli Emerson Lake and Palmer, convinti di migliorare i pezzi classici rifacendoli in chiave rock. Enfatici. Eccessivi. Tronfi e kitsch come neanche Wagner al suo apice. E soprattutto del tutto privi di quell'autoironia che al contempo salva e affossa altri guru del pacchiano, come Queen o Darkness.
Sarebbero da sopprimere al volo, non fosse che le canzoni le sanno scrivere e suonare, come dimostra la prestazione live di Melbourne 2007: con una scaletta che tocca alcuni dei momenti più scenografici della loro carriera (non che manchi la scelta), il disco che la immortala si candida a opera definitiva del trio inglese.

Dal vivo, la loro musica ci guadagna in impeto e teatralità. Il che è tutto, nel loro caso. Pure i pezzi dell'ultimo "Black Holes And Revelations", che non aveva convinto neppure me, fanno la loro figura col distorsore a palla e le grida di fondo di un pubblico colto da isteria collettiva da concerto.
Il loro stile si è fatto sempre più artificioso col passare degli anni: se canzoni come "New Born" e "Micro Cuts" conservano un po' di incontenibile foga post-adolescenziale, "Hysteria" e "Stockholm Syndrome" la rimpiazzano con una boria epico-sinfonica fatta di riff, controcanti discendenti e ritornelli atmosferici studiati a tavolino per massimizzare la resa. Riuscendo nell'impresa - questo è ciò che conta.
Già "Time Is Running Out" se la giocava tutta sul ritmo accattivante, ma con l'ultimo album il piglio disco diventa la raison d'être di tutti i pezzi più riusciti. "Knights Of Cydonia" e "Map Of The Problematique" sono due cavalcatone western (?) a base di groove e overdrive, "Supermassive Black Hole" spara il suo hook poderosissimo su una batteria che urla "balla".

Non sono dei gran raffinati i Muse, ma va riconosciuto che "Butterflies & Hurricanes" è magistrale nel suo apocalittico snodarsi. Intro a volo d'uccello tra pulsazioni elettroniche e increspature d'archi, inquietudine che monta all'ingresso della batteria, voce innodica, assolo romanticone di piano al centro... Non è da tutti combinare questi elementi in una canzone - oltre che immensamente ampollosa - anche trascinante, tesa, sinuosa.

Maestosa summa del meglio della band, "H.A.A.R.P" è il disco da avere dei Muse: per esaltarsi fregandosene per un'oretta della dignità o per giocarci a freccette, fate vobis.

(10/04/2008)

  • Tracklist
  1. Intro
  2. Knigths Of Cydonia
  3. Hysteria
  4. Supermassive Black Hole
  5. Map Of The Problematique
  6. Butterflies & Hurricanes
  7. Invincible
  8. Starlight
  9. Time Is Running Out
  10. New Born
  11. Unintended
  12. Micro Cuts
  13. Stockholm Syndrome
  14. Take A Bow
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