Noze

Songs On The Rocks

2008 (Get Physical) | house, pop

“La fortuna aiuta gli audaci”, detto popolare di antica memoria. In questo caso vogliamo seguirlo alla lettera ed essere audaci: questi due ragazzi un giorno verranno ricordati come i precursori di un nuovo modo di intendere la musica dance. Ma partiamo dall’inizio.

Nel mondo della dance spesso abbiamo assistito ad alcuni tentativi di scavalcare gli argini, di allargare i limiti, di superare gli “stereotipi” musicali che da sempre contraddistinguono questo grande calderone. Eppure son sempre stati tentativi poco incisivi, poco profondi, quasi timidi. Normalmente ci siamo trovati davanti ad album dove poteva far capolino una chitarra più rock oriented, una partitura d’archi di impostazione soul o addirittura classica, ma a dirla tutta son sempre sembrati inserimenti saltuari, per movimentare “la solita minestra”. Sì, lo sappiamo, ci son stati i Daft Punk, con la loro dance profondamente punk, ma pur sempre saldamente ancorati ai suoni e alle strutture tipiche della house music.
Poi all’improvviso arrivano questi due, che già dalla copertina non gli daresti due soldi, vestiti in maniera improbabile con quell’aria da cazzoni con l’animo tamarro, che ti tirano fuori un lavoro che arriva dove nessuno si era mai spinto.

In effetti già dai loro live, molto seguiti e richiesti soprattutto ai grandi festival elettronici, si capisce che non hanno tutte le rotelle al loro posto, intenti come sono a “stuprare” una cassa house con un sax schizofrenico in libera uscita, se non con altri strumenti ben più insoliti. Adesso i due sono al terzo lavoro in studio e finalmente hanno deciso di spingersi oltre, come dicevamo poco sopra, di esplorare nuove strade.
Mettiamo il cd nel lettore, facciamo partire la prima traccia "L’Inconnu du Placard" e dopo pochi minuti già strabuzziamo gli occhi: Tom Waits sta cantando su un pezzo house. Sia beninteso: non è lui; eppure il cantato è quello, anche le linee melodiche sono molto simili e a dirla tutta sulla base elettronica ci sta incredibilmente bene. All’improvviso si insinuano chitarre leggermente distorte a creare degli splendidi fraseggi che si intrecciano spigolosamente con la voce del cantante, il tutto condito da un'eco accennata di tamburi e percussioni che non vogliono rubare la scena agli egocentrici cori.

Un po’ increduli passiamo alla seconda traccia, sorpresa: adesso ci troviamo in piena chanson francese. Pianoforte in primo piano per questa ballata dance, che vi trasporterà con la mente in qualche fumoso bar di Parigi frequentato non dai soliti artisti parigini, ma piuttosto da house-dancer in vena di giocare e rilassarsi.
Potremmo continuare a descrivervi le incredibili atmosfere che i due riescono a ricreare nelle tracce successive, ma vi rovineremmo il piacere di scoprile da soli. Certo il repertorio è incredibile: dalle danze balcaniche in "Little Bug" al blues scanzonato di "Childhood Blues", da una sorta di techno-folk in "You Have To Dance" a distrazioni etniche in "Ethiopo".
L’album risulta incredibilmente vario e originale, con una creatività negli arrangiamenti fuori dal comune. Attraversiamo praticamente ogni sorta di tradizione musicale europea (e non), che viene rapita e messa al servizio della dance di questi due sbruffoni francesi.

Il risultato sorprendente è che questo lavoro si muove fuori dai limiti “consueti” della musica dance, con una naturalezza e una classe incredibili, senza perdere mordente, senza minimamente rinunciare al groove. Questi due cazzoni sono andati nel territorio della musica “suonata” e con fare da cabarettisti di quart’ordine si sono comportati come se fossero a casa loro, incuranti degli stereotipi e di chi magari li ritenesse, in quanto artisti di musica elettronica, dei “non musicisti”. È come se davanti al pubblico straniato avessero detto: "Embè, che ci vuole?".

Negli ultimi anni molti sono quelli che cercano una svolta per il mondo dance, una nuova strada da percorrere, un modo per innovare senza perdere il proprio essere. Noi crediamo che i Noze ci abbiano mostrato questa strada: un nuovo modo di vivere la dance, senza timori reverenziali verso alcun genere o tradizione muscale, senza doversi necessariamente ancorare alle tipiche strutture sonore. Un album assolutamente non di genere, trasversale e potenzialmente gradito ascolto di appassionati di ogni risma e gusto. Un album clamorosamente pop.
Indubbiamente a chi lo ascolterà potrebbe sembrare anche un pout-porri di sapori che alla fine non si fermano da nessuna parte; ma provate a leggere fra le molteplici fragranze di questi sapori, provate a guardare la genialità di questo scanzonato “affronto” alla musica “suonata”, provate soprattutto a vedere come questo lavoro possa essere la prima pietra (magari un po’ storta perché no) di una nuova casa per la musica dance. Provate anche voi a essere audaci e vedrete come questo lavoro vi si scoprirà in tutta la sua frivola e irriverente bellezza.

(14/07/2008)

  • Tracklist
  1. L'Inconnu Du Placard
  2. Danse Avec Moi
  3. Little Bug
  4. Childhood Blues
  5. You Have To Dance
  6. Slum Girl
  7. Ethiopo
  8. Remember Love
  9. Kitchen (Pop Version)
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