La neve, ancora una volta. Justin Vernon riparte dal manto avvolgente di “For Emma, Forever Ago” per dare un seguito alle pagine del suo diario: in poco più di un anno, quelle solitarie confessioni scritte sotto lo pseudonimo di Bon Iver sono assurte ad un vero e proprio caso discografico; ora, dal medesimo sentimento invernale giungono i quattro episodi di “Blood Bank”, pronti a incamminarsi verso nuove stagioni.
L’incedere appena più sostenuto del brano che dà il titolo all’Ep, con i suoi morbidi contorni di chitarra, offre un’accoglienza più immediata rispetto al passato: un’emotività melodica non troppo distante da quella dei primi Coldplay, ma con la leggerezza degli intrecci di certi acquerelli acustici alla Iron & Wine. E i versi di Vernon riescono ancora una volta a tradurre il loro romanticismo in immagini inattese, in cui il colore del sangue diventa segno di una misteriosa comunione: “I met you at the blood bank/ We were looking at the bags/ Wondering if any of the colors/ Matched any of the names we knew on the tags”.
“Blood Bank” raccoglie brani provenienti da diversi luoghi e differenti periodi, spaziando dalla fine del 2006 fino alla prima metà del 2008: naturale, allora, che la nuova fatica di Vernon non si dipani in un’unica direzione. “Mi sento come se stessi cambiando pelle rapidamente, diventando una nuova persona”, confessa il songwriter americano. Così, se la pedal steel di “Beach Baby” rimanda direttamente alle atmosfere dell’esordio, la seconda parte dell’Ep riserva paesaggi dalle sfumature inedite: “Babys” annuncia l’approssimarsi dell’estate con un pianoforte dalle note insistenti, su cui il falsetto di Vernon si libra più incorporeo che mai; poi, “Woods” gioca con i riverberi del vocoder per creare una trama di astrazioni, finendo però per perdere per strada l’anima in un esercizio che rimane tutto sommato sterile.
È un momento di transizione, quello testimoniato da “Blood Bank”, con tutto il carico di magia e di incertezza che ne deriva. L’ultima neve, ormai, sta per sciogliersi. L’attesa di ciò che ne nascerà continua a covare paziente sotto la sua coltre.
28/01/2009
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