Boxer Rebellion

Union

2009 (Autoprodotto) | pop, rock

I Boxer Rebellion, qualcuno probabilmente se li ricorderà, erano uno dei gruppi meno inconsistenti dell'etichetta Poptones voluta da Alan McGee dopo la conclusione dell'epocale parabola Creation. Il primo album, "Exits", che vide la luce nel 2005, pur non smuovendo le montagne in termini di vendita e scalpore mediatico, riuscì ad assicurare alla band un piccolo culto sotterraneo, soprattutto fra le file dei seguaci di un'idea di rock vagamente psichedelico, imbottito di riverberi e distorsioni slabbrate, ma fondamentalmente melodico e cantabile nell'attitudine, posizionato all'interno dei canoni estetico-concettuali di band come primi Verve, Spiritualized, Ride, Jesus And Mary Chain, Black Rebel Motorcycle Club e Stone Roses.

Schiacciati dal punto di vista della visibilità da formazioni più scaltre e in linea con i rinnovanti orientamenti del pubblico (si pensi a Kaiser Chiefs, Bloc Party, Razorlight) i Boxer Rebellion hanno così finito con il diventare una potenziale bomba rimasta inesplosa sotto tonnellate di carta patinata e copertine dell'Nme che non hanno mai mostrato scritto a caratteri cubitali il loro bel nome. Come accaduto a tantissimi altri gruppi britannici (vi ricordate gli Shed Seven?) i Boxer Rebellion si sono ritrovati privi persino di un contratto discografico, nonostante un'intensa attività concertistica sostanzialmente ininterrotta (che li ha visti affiancare anche gli Editors).
Ma proprio quando tutto sembrava ormai consegnarsi ad un destino già deciso e sin troppo noto è arrivato "Union" che, nella prima settimana di uscita, è riuscito a diventare uno degli album più smerciati e scaricati da iTunes, scalzando una concorrenza di tutto rispetto e di ben altra popolarità. Il tutto, va ricordato, senza il supporto di un'etichetta discografica. I dati di vendita telematici non hanno permesso (non senza polemiche velate) al gruppo di conquistare la vetta delle classifiche di vendita "ufficiali", ma se non altro si è tornato a parlottare un po' della band (tanto che l'agognato formato fisico del disco sta per planare nei negozi prima che sia troppo tardi).

"Union" ci consegna un gruppo diverso, qualcuno dirà forse più maturo, che sembra avanzare delle ambizioni compositive dal piglio più complesso, sulle tracce di un suono dai contorni più finemente rifiniti rispetto all'ispida immediatezza che aveva caratterizzato il primo album. Questo non è sempre, in maniera automatica, un bene in termini assoluti. In particolare appare evidente come la band si sia sforzata di portare in primo piano le dimensione maggiormente melodica dei pezzi, con massicce concessioni estetiche al suono aperto ed epicamente retorico di un stadium rock in evidente debito di idee verso U2, Coldplay, Radiohead pre-svolta elettronica, Editors, Manic Street Preachers (da "Everything Must Go" a scendere) e Snow Patrol.

Unico guizzo di rabbiosa psichedelia vecchia maniera è la zannuta "Evacuate", non per nulla primo singolo rilasciato e ponte ideale tra le prima e la seconda "fase" della ricerca sonora dei Boxer Rebellion. Il pezzo mostra in maniera sufficientemente chiara come la band si esprima al meglio della proprie potenzialità soprattutto quando toglie il guinzaglio alle chitarre e le lascia farneticare sullo sfondo apocalittico di trame ritmiche destrutturate, sulle cui macerie svetta poi la vocalità potentemente evocativa e visionaria (capace di plasmare scenari di grande tensione emotiva) del cantante Nathan Nicholson.

Ma la sostanza sonora del disco è fatta soprattutto di ballad che si avvolgono in una pasta vaporosa di chitarre in progressione verticale, investite dalla luce rischiarante di melodie corali e pregne di un romanticismo prometeico che sulla lunga distanza tende a infragilirsi eccessivamente. Capita così di sentire canzoni di non trascurabile bellezza e discreta solidità, come "Move On", "These Walls Are Thin" o "Flashing Red Light Means Go" (tra gli esiti di maggiore spessore emozionale), che si arrampicano lungo la parete iperbolica di una tessitura sonora in perenne crescendo (inteso in senso sinfonico, in "Soviets" si arrivano a lambire addirittura i Sigur Ros), per poi lasciarsi cadere in una discesa trasognate senza fondo.
Al tempo stesso però ci ci imbatte spesso in numeri di pop decoroso ma dal profilo decisamente più convenzionale. Così "Spitting Fire" può anche passare, ma i sei minuti di "Misplaced" risultano onestamente sproporzionati rispetto a ciò che il pezzo può effettivamente aspirare a dire, mentre "The Gospel Of Goro Adachi" è un esercizio di tabelline di beat radioheadiani riuscito solo un parte.

Le nuove canzoni potranno forse valere alla band delle insospettabili credenziali major, ma il lavoro risulta nel suo complesso tanto ben fatto e curato quanto troppo prevedibile e omogeneo in più punti. "Union" è dunque migliore di tanti altri dischi attualmente in circolazione e riconducibili più o meno allo stesso filone, ma forse era lecito aspettarsi dalla band un album stilisticamente più vario e soprattutto più scuro e allucinato nella gamma di umori esplorati.

(25/02/2009)

  • Tracklist
  1. Flashing Red Light Means Go
  2. Move On
  3. Evacuate
  4. Soviets
  5. Spitting Fire
  6. Misplaced
  7. The Gospel of Goro Adachi
  8. These Walls Are Thin
  9. Forces
  10. Semi Automatic
  11. Silent Movie

 

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