M. Ward

Hold Time

2009 (4AD) | folk-pop

Dall'Eden a Shangri-La, attraversando la vita una stazione dopo l'altra: il treno di M. Ward viaggia lieve lungo i binari del tempo, e il tempo stesso diventa una parabola tanto semplice da svelarsi solo a chi non esita a salire a bordo. Non c'è da stupirsi: "Hold Time" è l'affresco più ambizioso del songwriter di Portland proprio perché punta ad essere il suo invito più immediato.
Prendete l'ispessimento della trama messo in mostra dal precedente "Post-War", unitelo alla solarità pop maturata nel sodalizio con Zooey Deschanel sotto l'egida She & Him: il nuovo M. Ward è tutto in quest'alchimia, che sacrifica in parte i chiaroscuri più obliqui in nome di una leggerezza dalle tinte pastello. "Volevo provare qualcosa di nuovo a livello di produzione", afferma Ward, "volevo provare a unire i due tipi di suono a cui ho lavorato negli ultimi anni: quello più imponente, ricco e orchestrale e quello più a buon mercato, basato sulla chitarra". Così, gli intrecci acustici si lasciano avvolgere dalla grandeur delle orchestrazioni, dando vita ad un pop dolcemente retrò, dalla scrittura piana ma non per questo banale.

La voce di M. Ward è una carezza vellutata, lambisce morbida le cadenze flessuose dei brani. Le melodie sembrano fatte di marzapane, si dipanano tra volute d'archi, rintocchi di campane e chitarre dal sapore twang. Basta sentire il modo in cui il rotolare del boogie pianistico di "To Save Me" cede al miraggio di Brian Wilson, con un volteggiare di coretti e tastiere in cui non sfugge il tocco dell'ex Grandaddy Jason Lytle; oppure come il Buddy Holly di "Rave On" si trasforma in una soffice panna montata country, addolcita dall'eco della voce di Zooey Deschanel. Un juke-box smagliante fino all'eccesso, che in "Never Had Nobody Like You" giunge a sfoggiare un ritmo gommoso degno degli ultimi Belle & Sebastian (il che, beninteso, non è esattamente un complimento...), strizzando l'occhio con ironia persino ai Jackson 5: "It's just like ABC/ Life's just like 123".
Ma M. Ward non rinnega certo la sua anima folk: eccolo allora prendere in prestito il passo da locomotiva di Johnny Cash nella cavalcata dal sapore evangelico di "Fisher Of Men", per poi rileggere come un novello Neil Young la classica "Oh Lonesome Me" di Don Gibson, in duetto con la ruvida asprezza di Lucinda Williams.
Anche se l'equilibrio degli ingredienti non è sempre quello ideale, "Hold Time" ha insomma tutto ciò che serve per raccogliere i frutti della nuova visibilità conquistata da M. Ward (e destinata a quanto pare a crescere ancora, con un nuovo progetto in vista a fianco di Jim James dei My Morning Jacket e di Conor Oberst: non a caso, dietro a "Hold Time" c'è ancora una volta lo zampino del braccio destro di Mr. Bright Eyes, Mike Mogis).

L'innocenza perduta della genesi è come una promessa che aleggia sul delicato prologo di "For Beginners": "They say the original sinners never felt a drop of pain / Until that second in the garden, then they felt it each and every day". Una promessa capace di strappare dal nulla l'aridità della fatica quotidiana, trasfigurandola nella languida invocazione di "Jailbird" e nella domanda pressante di "To Save Me".
Alla voce "Epistemology", il dizionario di M. Ward offre la sua definizione più brillante: l'avventura della conoscenza ha la semplicità inattesa di un incontro. "I wonder what in God's name did I do to deserve you/ 'Cause I just rolled and I tumbled, down a long road, I stumbled/ While shooting in the dark as to what's best/ And finally, I found you/ Without ever learning how to".
Il viaggio di "Hold Time" termina così sulle note di una saggezza pacificata, in cui sono le sfumature e le mezzetinte a tornare protagoniste. L'amore, tra le pieghe screpolate di "One Hundred Million Years", ha un carico di eternità; la morte, nella citazione di William Blake che ispira il gospel delicato di "Blake's View", non è che l'aprirsi di una porta. Ed ogni anelito trascolora nelle atmosfere cinematografiche che ammantano la soffusa title track e la chiosa strumentale posta a suggello del disco, rilettura dello standard jazz a firma Sinatra "I'm A Fool To Want You". Lungo la linea dell'orizzonte si profila in lontananza la visione del paradiso, laggiù, oltre le cime di "Shangri-La": "I cannot wait to see the expression on the face of my sweet Lord".

(12/02/2009)

  • Tracklist
  1. For Beginners
  2. Never Had Nobody Like You
  3. Jailbird
  4. Hold Time
  5. Rave On
  6. To Save Me
  7. One Hundred Million Years
  8. Stars Of Leo
  9. Fisher Of Men
  10. Oh Lonesome Me
  11. Epistemology
  12. Blake's View
  13. Shangri-La
  14. Outro (I'm A Fool To Want You)
M. Ward su OndaRock
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