Luke Winslow King

Old / New Baby

2009 (Fox On A Hill) | songwriter, brass band

It has been said that a Scotchman has not seen the world until he has seen Edinburgh;
and I think that I may say that an American has not seen the United States
until he as seen Mardi Gras in New Orleans.
(Mark Twain)

 

Tutto è cominciato con una macchina rubata. La prima volta che ha messo piede a New Orleans, Luke Winslow-King aveva vent’anni e una valigia carica di sogni. Si era messo in viaggio dal Michigan per suonare in qualche locale, o forse per sfuggire all’incertezza della direzione da prendere. Ma i veri amori, si sa, nascono sempre da un imprevisto: ed è stato quando la sua macchina è sparita, rubata insieme a tutti i suoi strumenti musicali, che Luke Winslow-King ha scoperto davvero New Orleans.
L’aria densa di fascino della “Big Easy” pervade nel profondo le tracce di “Old/New Baby”, opera seconda del songwriter americano: old-time music per i tempi moderni, in cui le sfumature cantautorali si vestono di un luccichio di fiati, evocando l’atmosfera di una banda persa tra le strade della città.

Sono bastate un paio di settimane per farlo innamorare di New Orleans : il cantante jazz John Boutté è diventato il suo mentore e Winslow-King ha deciso di iscriversi ai corsi di teoria musicale e composizione dell’Università di New Orleans. In Michigan aveva già studiato chitarra classica e jazz alla Interlochen Arts Academy, ma gli incontri fatti sotto il cielo della Louisiana sono stati come una rivelazione per lui: “Non conoscevo molto della musica di New Orleans prima di andarci”, confessa. “Quando l’ho scoperta mi è sembrata come un ibrido di jazz e folk. Musica della gente – fatta per ballare”.
Così, Winslow-King ha cominciato a suonare insieme al chitarrista slide di origine livornese Roberto Luti, conosciuto in qualche angolo di New Orleans dopo essersi fermato per caso ad ascoltarlo, e ha raccolto intorno a sé una vera e propria sezione di fiati (Rick Trolsen al trombone, Ben Pulsar, Michael Magro e Jack Jurzak della Loose Marbles Jazz Band rispettivamente alla tromba, al clarinetto e alla tuba). A completare il quadro, poi, non potevano mancare le percussioni di Mike Vulkar, e specialmente la classica washboard, la tavola di legno da bucato usata sin dalle origini del jazz per creare sorprendenti invenzioni ritmiche.

La parata malinconica di “As April Is To May” introduce il disco con un senso di fatalità degno dell’ultimo Elvis Perkins: “Why am I so dear to you, after all the wrong I’ve done?”. Non è difficile immaginare il valzer agreste di “Shoeshine” o l’incedere da brass band di “Airplane” librarsi tra le vecchie architetture in legno della Preservation Hall, lo storico locale jazz del Quartiere Francese in cui, grazie all’ausilio di Earl Scioneaux, ha preso vita “Old/New Baby”. Le coloriture jazzistiche di “All The Same” danzano con il tono svagato e senza tempo di certe pagine dei Bowl Of Fire di Andrew Bird, mentre lo scioglilingua funambolico di “Never Tired” prende il passo da locomotiva di un Johnny Cash era Sun Records.
Se il ragtime strumentale di “Birthday Stomp”, sbucato dal cuore del Mardi Gras, rappresenta l’omaggio più esplicito (e meno personale) alla tradizione di New Orleans, non mancano gli episodi in cui l’atmosfera torna a farsi più vicina all’intimo songwriting dell’esordio di Winslow-King, dagli arpeggi di “I’ll See You When I Look At You” alla tuba pigra di “The Sun Slamming The Highway”, fino ad arrivare agli archi delicati di “Searchlight Waltz”.

Lo scalpitare della washboard scandisce i brani con la vivacità del suo tip-tap, la resophonic guitar di Winslow-King pizzica agile i contorni, gli ottoni diffondono la luce di un tramonto festoso. “Bird Dog Blues” si immerge nelle acque limacciose del Delta per un blues elettrico dalle tinte scure, con il rasoio della slide di Roberto Luti più che mai in evidenza. E per l’epilogo del disco, i toni si distendono nell’abbraccio delle orchestrazioni dal sapore cinematografico di “Your Eyes, Your Eyes”.
Tra ironici bozzetti condominiali (“Below”) e convegni amorosi lungo le rive nebbiose di un vecchio canale (“Dragon Fly, Dragon Flower”), i versi di Winslow-King si dipanano avvolti da un malinconico romanticismo, frutto della collaborazione con la fidanzata Ji Un Choi – che oltre ad occuparsi di poesia e sceneggiatura si diletta anche a scrivere con lui i brani. Ma un raggio di sole è sempre pronto ad affacciarsi attraverso una finestra socchiusa, come nel risveglio pacificato di “Lost Soul” o nel cammino fianco a fianco di “All The Same”: “Sometimes the sun comes out when the weatherman says snow”.

Ha uno spirito vagabondo, Luke Winslow-King. Nel Bronx ha fatto il terapista musicale e l’insegnante di musica per non vedenti, a Praga ha studiato i quartetti d’archi, in Italia ha scritto accompagnamenti musicali per lavori teatrali e cinematografici; in ogni città che ha attraversato non ha mai rinunciato a prendere in mano la sua chitarra per mettersi a suonare in qualunque angolo, bordi delle strade compresi.
Se a giugno, quando tornerà a visitare i lidi italici per una serie di concerti insieme al suo trio, vi dovesse capitare di incontrarlo anche dalle vostre parti, non lasciatevi sfuggire l’occasione: non si può mai dire quello che può succedere quando ci si ferma ad ascoltare la musica di New Orleans…

(11/05/2009)

  • Tracklist
1. As April Is To May
2. Shoeshine
3. Never Tired
4. Below
5. All The Same
6. I’ll See You When I Look At You
7. Birthday Stomp
8. Dragon Fly, Dragon Flower
9. Bird Dog Blues
10. Lost Soul
11. Airplane
12. The Sun Slamming The Highway
13. St. Andrew’s Ferry
14. Searchlight Waltz
15. Your Eyes, Your Eyes
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