1900s

Return Of The Century

2010 (Parasol) | pop, alt-pop

Settetto statunitense (base a Chicago) fondato di fatto nel 2004, i 1900s hanno alle spalle diverse vicissitudini. Il nucleo è un trio composto da Edward Anderson (voce), Michael Jasisnki (chitarra) e Tim Minnick (batteria), tutti provenienti da trascorsi in band locali di varia natura. A questo nucleo si aggiungono un bassista (Charlie Ransford, proveniente dai Turner Joy), due vocalist (Jennifer O’Toole e Caroline Donovan) e una violinista (Kristina Dutton). Questa formazione registra un Ep di debutto (“Plume Delivery”, 2006) e un pregevole full-lenght (“Cold & Kind”, 2007).

Un periodo turbolento quindi investe la line-up; il nucleo originario viene decurtato per la fuoriuscita di Jasinski e Minnick, il violino della Dutton è rimpiazzato da quello di Andra Kulans; altri membri proseguono progetti paralleli ed extra-musicali. La nuova formazione, assemblata quasi con la forza della disperazione, ma incentrata con più chiarezza sulle figure di Anderson e O’Toole, è paradossalmente in grado di sviluppare uno stile più compatto che mai. “Return Of The Century”, il cui “century” riguarda proprio la rinnovata band, è così il loro parto più raffinato.
“Lay A Ghost” trasforma in metodologia quello che nel primo disco era solo un trucco: prendere il groove bubblegum della “Sugar Sugar” degli Archies e trasportarlo a introspezione psicologica, attraverso un soundscape di tocchi limpidi. La cantata giocosa di “Amulet”, con controcanti corali femminili, riecheggia il periodo Lindsey Buckingham dei Fleetwood Mac. “Kidnap Runaway” si porta persino dalla parte della Tamla Motown (qui sofisticata e accelerata).

Ce n’è per tutti i gusti. Solo “Sanzimat” timbra il cartellino Arcade Fire; per il resto, svettano tanto la delicata e inquieta “Tucson”, quanto la barocca “Jean Demon”, quanto ancora l’equilibrata “Bmore”, con armonie vocali magiche e arrangiamenti cangianti (delle Crystals divenute adulte). Menzione speciale meritano i ritmi più appiccicosi a firma di Anderson, sia “Zerkalo” che l’ancor più selvaggia “Babies” (un'intelligente applicazione della propulsione motorik dei Neu). A spiccare più di tutte è forse “Overreactin’”, la loro personale visione del techno-pop.

Preceduto da un nuovo Ep di assestamento (“Medium High”, 2009), che stavolta era assolutamente necessario a testare la stabilità dei membri e del suono globale, il secondo album dei chicagoani ha una qualità persino mistica. Di più, è perfetto sotto tanti punti di vista: equilibrismo, brio, tenuta melodica. Persino discreti momenti cacofonici in “Jean Demon”, merito della brava Kulans, che è forse la nuova direttrice artistica. Liberamente ispirato al mito di Licorice McKechnie, membro della Incredible String Band, scomparsa nel nulla (in California) da anni.

 

(30/11/2010)

  • Tracklist
  1. Amulet
  2. Lay A Ghost
  3. Kidnap Runaway
  4. Lions Fur
  5. Tucson
  6. Zerkalo
  7. Bmore
  8. Babies
  9. Overreactin’
  10. Jean Demon
  11. Sanzimat
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