Le urla che aprono lato A di questo terzo vinile dell’anarchico collettivo spagnolo rappresentano una falsa partenza. E’, infatti, nel rincorrersi sparso di vuoti e pieni, di sibili e rintocchi, di lunghi silenzi e colate imperiose di rumor bianco che sta tutta l’essenza di questo “Urban Disease”, alla ricerca del sacro fuoco (?) che animava le session degli Amon Düül epoca “Psychedelic Underground”.
Siamo lontani dai momenti migliori dei lavori precedenti, in una dimensione assolutamente caotica ed estemporanea. Tutto è frammentario, disorganico, volutamente rocambolesco. Quando, poi, nel secondo lato il suono diventa più potente, i vari pannelli che si susseguono sembrerebbero voler adombrare un’unità di fondo, ma ci vuole poco per capire che si tratta solo di un’impressione. Un passo falso, insomma. Magari anche voluto, data la natura terroristica di questi pazzi scatenati.
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14/07/2010
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