Le urla che aprono lato A di questo terzo vinile dell’anarchico collettivo spagnolo rappresentano una falsa partenza. E’, infatti, nel rincorrersi sparso di vuoti e pieni, di sibili e rintocchi, di lunghi silenzi e colate imperiose di rumor bianco che sta tutta l’essenza di questo “Urban Disease”, alla ricerca del sacro fuoco (?) che animava le session degli Amon Düül epoca “Psychedelic Underground”.
Siamo lontani dai momenti migliori dei lavori precedenti, in una dimensione assolutamente caotica ed estemporanea. Tutto è frammentario, disorganico, volutamente rocambolesco. Quando, poi, nel secondo lato il suono diventa più potente, i vari pannelli che si susseguono sembrerebbero voler adombrare un’unità di fondo, ma ci vuole poco per capire che si tratta solo di un’impressione. Un passo falso, insomma. Magari anche voluto, data la natura terroristica di questi pazzi scatenati.
14/07/2010
L'architettura dell'invisibile: il pop impopolare degli svedesi vira verso l’afterpop
Pop d'autore, intimo e raffinato, nel secondo capitolo solista firmato dall’ex frontman dei Kismet
Un palleggio poetico senza far cadere mai il pallone
Si rinnova la collaborazione fra la giovane cantautrice americana e Aaron Dessner, co-autore e co-produttore delle 16 tracce
L'autore di Bristol torna con un blues scheletrico innestato di elettronica e post-punk
Un’opera corale, profondamente immersiva, tra psych-folk ed ambient
Cambio di scuderia per la band psych-rock di Portland
Sedici schegge di elettronica kosmische, spoken word e psichedelia da camera