Circus Joy

Laetitia

2010 (Old Europa Cafe) | industrial-noise

Riemergono tra le macerie soniche capitoline i Circus Joy, formazione attiva sin dai primissimi vagiti dell'era italo-wave targata anni 80. Capitanata dal poeta underground Corrado Mancini, la band torna ad avvalersi del prezioso contributo di vecchie icone cult della scena sotterranea romana: ClauDedi (ex-Ain Soph) e Marcello Fraioli in arte Spectre. Gli anni passano, ma i temi rimangono gli stessi come centrifugati in un loop di magma incandescente, che si fa largo tra le crepe dell'anima: amore, odio, sesso, solitudine, sofferenza, disperazione e rabbia, sentimenti culminati nel tragico evento della morte dell'amica Letizia, a cui la presente opera è interamente dedicata. Sentimenti, quelli citati, che nutrono il desiderio di poter essere esorcizzati attraverso una manciata di schegge sonore, per non implodere nel baratro oscuro della follia umana. Crudi e viscerali, decidono di proseguire il cammino senza concessioni a virtuosismi tecnici e produzioni imbellettate; lontani da trend imperanti dai sapori effimeri, conservano tatuati nell'anima i Velvet Underground quali unico riferimento musicale, come rapiti da un solo primitivo istinto di devozione.

 

L'inizio è fragoroso, con gli umori lisergici di "Seta su seta", ballata decadente che fonde al meglio muri abrasivi di chitarre "Psychocandy" e la voce teatrale ed enfatica di Mancini. Si prosegue coi toni apocalittici di "Signora Europa", delirio romantico nel ricordo della bellezza perduta; la traccia, è pervasa da un senso di malinconica impotenza di fronte al fato avverso, che si abbatte spietato sul vecchio continente, ritratto triste di una vecchia moribonda. L'abbandono alla perversione, è l'imperativo recitato spudoratamente in "L'alcova", "succhiami il cazzo e sii felice"; nessuna melodia, nessun ritmo, solo un mantra guitar noise, a tappeto di un delirio sessuale recitato con sfacciata lussuria.

 

L'incedere marziale di "Nudo e crudo", cerca invano il passaporto per un'inconsueta forma melodica, ma il roboante delirio vocale, ne abbatte da subito ogni minima velleità. "Il tuo frutto", è l'ennesimo delirio noise: il recitato a due voci, insieme a Klarita Pandolfi, sembra voler ammiccare ai deserti introspettivi dei Current 93, mentre la title track, energica e rockeggiante, è un abbraccio rabbioso e virile all'amica scomparsa, bagnato da sensi di colpa e dall'inutilità di una sofferenza postuma. Sono ancora noise e turbamenti psichici, recitati con la consueta enfasi, a caratterizzare l'incedere ritmico sbilenco di "Come un angelo", nonostante l'apertura, affidata all'armonica, lasciasse presagire atmosfere più pacate. La decadenza urbana di "Meno di strano", si nutre avidamente di malinconiche atmosfere di velvetiana memoria, benché l'apertura sinfonica, ripresa anche a chiusura del brano, rimandi sarcasticamente a "Bittersweet Simphony" dei Verve. "An Eccentric Garden", traccia di chiusura, è un gioiello sospeso tra sorprendenti soluzioni di tipo ambient/glitch/indietronica, e anarchici pattern ritmici mediati da riverberi chitarristici disturbanti; la voce femminile, infine, conferisce al fluttuare sonico una straordinaria matrice erotica.

 

Poche le innovazioni relative alla costruzione di un suono che rimane scarno, ma le tracce, ricche di pathos, conservano un affascinante equilibrio tra lucida coerenza, umori sanguigni e istintiva follia. L'emozione non latita, e, di questi tempi, davvero non è poco. 

 

(07/10/2010)

  • Tracklist
  1. Seta su seta
  2. Signora Europa
  3. L'alcova
  4. Nudo e crudo
  5. Il tuo frutto
  6. Letizia
  7. Come un angelo
  8. Meno di strano
  9. An Eccentric Garden
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