The Duke & The King

Long Live The Duke & The King

2010 (Silva Oak / Loose Music) | folk-rock

Gli hanno aperto il cuore e gli hanno sistemato una valvola che non ne voleva sapere di funzionare come avrebbe dovuto. "Il ritmo del sangue che circolava nel mio corpo era il 12% del normale. Ora mi sento molto meglio. Mi sento vivo. Ma anche benedetto, certo". Pochi mesi dopo l'operazione che gli ha salvato e allo stesso tempo cambiato la vita Simone Felice affronta le cose col suo solito piglio da ragazzo di strada di Brooklyn, cresciuto in mezzo a una masnada di fratelli da badare e con cui fare musica. Un paio d'anni fa Simone ha detto goodbye alla band a conduzione familiare che gli ha portato popolarità e successo: basta Felice Brothers, almeno per un po', e niente più batteria. Aveva le sue canzoni belle e pronte, ha preso da parte il suo amico di sempre Robert "Chicken" Burke ("ma c'è chi lo chiama anche Bobby Bird, ha più nomi del diavolo", dice lui) e gli ha detto "dai, facciamo un disco". E così, nel 2009, ecco "Nothing Gold Can Stay", uscito quasi in sordina a firma The Duke & The King e subito diventato uno degli album più apprezzati dell'anno dalla critica americana. Ricetta diversa da quella dei Felice Bros., meno folk e più soul, ricetta riuscita. Adesso, a poco più di un anno di distanza, i due ci riprovano. Nel frattempo hanno imbarcato nell'impresa un altro paio di persone, il batterista Nowell Haskins e la violinista Simi Stone. Entrambi buoni pure per cantare, niente di meglio.

 

Il disco si intitola "Long Live The Duke And The King" ed è un disco ancora più soul del suo predecessore. "Non canterò mai come Otis Redding, ma quella roba mi piace da morire", dice Felice il miracolato, e in effetti questa sua passione per la musica nera dei sixties e dei seventies americani si avverte un po' dappertutto, nell'album, in quasi ognuna delle dieci tracce che lo compongono. Prendete "Hudson Rivere", ad esempio, dove a cantare è Haskins: pura Motown. Oppure "Right Now", che la precede immediatamente. Per il resto, quello che si ripromettono di fare il Duca e il Re, pare, è portare all'estremo il tentativo di mescolare queste sonorità soul con quelle più rock e folk a cui Simone Felice era abituato nell'esperienza coi suoi fratelli minori. E questo tentativo, che non si discosta troppo da quello portato, almeno a tratti, a buon fine in tempi recenti da Ben Harper, a onor del vero, non sempre riesce benissimo. Forse ce ne renderemo conto meglio tra un po', quando gli ascolti del disco si saranno stratificati, ma per il momento certe irruzioni della voce da urlatore di Burke fanno un po' drizzare i capelli. E non stiamo parlando di emozione.

 

La voce di Simi Stone, altra vecchia amica affrancata dal suo peraltro rispettabilissimo impiego di cameriera in un locale di New York City, funziona bene, invece, nel country-rock alla Lucinda Williams di "No Easy Way Out". Non è facile uscirne, canta convinta, e l'impressione è quasi che si stia riferendo a tutta l'enorme eredità che la musica leggera americana degli ultimi cinquant'anni ha lasciato alle nuove generazioni. Non se ne esce dalla spirale del soul e del rock and roll, del folk e dell'r'n'b, se nasci dall'altra parte dell'oceano. Il risultato sta nella difficoltà che molte band hanno di portare avanti un discorso veramente originale dopo un esordio magari valido e azzeccato. The Duke & The King sicuramente ci stanno provando, ma la strada è impervia. Non basta dichiarare apertamente i propri riferimenti, come fa Simone Felice mettendo insieme a Redding gente del calibro di Neil Young, Jimi Hendrix e Jackson Browne, perché quando poi chi ascolta questi riferimenti li riconosce fin troppo bene allora non resiste alla tentazione di togliere il disco e metterne su uno loro. Se puoi avere l'originale, preferisci l'originale. A meno che i pezzi nuovi, richiami al passato a parte, non siano formidabili. E in questo caso abbiamo a che fare con pezzi per lo più buoni ("Shaky" e la stessa "Hudson River" su tutti), ma non certo formidabili.

 

Nessun guaio, però. Questo secondo disco dei The Duke & The King (il nome è preso dai due personaggi di "Huckleberry Finn") è tutt'altro che da buttare. Forse non sarà perfettamente a fuoco, forse occorre mescolare ancora un po' perché l'amalgama acquisti un'identità definita, propria. Ma quel che esce dal cilindro della famiglia Felice continua a meritare tutta la nostra attenzione. E anche il vecchio Simone, ora che il suo cuore è tornato a pompare a pieno regime, sicuro che non lo perderemo di vista.

(27/10/2010)

  • Tracklist
  1. Gloria
  2. Shine On You
  3. Shaky
  4. Right Now
  5. Hudson River
  6. No Easy Way Out
  7. You And I
  8. Children Of The Sun
  9. Have You See It
  10. Don't Take That Plane Tonight
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