Exploding Star Orchestra

Stars Have Shapes

2010 (Delmark) | free jazz

Che rumore fa l'universo? È l'armonia delle sfere? O è uno spartito fatto di regole diverse? Leggi di relatività, geometrie non euclidee, legami ancora incomprensibili? Pensate a una Supernova. Una stella che esplode. Conflagrazione spettacolare che libera un'energia enorme con un'intensità luminosa di un miliardo di soli. Disperde, poi, materiale stellare per il cosmo. Lento, viaggia per l'universo, fino a fermarsi in un pulviscolo gassoso. Quale suono può produrre questo evento?

Il nuovo lavoro della Exploding Star Orchestra è un viaggio astrale alla ricerca di questa risposta. Un'esperienza quasi all'incrocio con un documentario scientifico, nel quale si assiste al dispiegarsi dell'energia alla base dell'universo in tutta la sua potenza. La stella che esplode, l'Exploding Star, è un'orchestra che incanala questa energia apparentemente caotica in una forma musicale.
La passione per lo spazio non è nuovo all'ensemble condotto da Rob Mazurek. Già nei due precedenti lavori era chiaro l'amore per certe sonorità cosmiche e free, nel solco di una certa tradizione jazz. Un nome su tutti spiccava chiaro: Sun Ra, lo spazio è cosa sua. Seguendo le sue tracce infatti, Mazurek si imbarca con la sua ciurma verso la luce dei corpi celesti più remoti. Per rendere loro onore è bene nominare tutti i componenti: Rob Mazurek (cornetta, direzione, composizione, costruzioni elettroacustiche), Nicole Mitchell (flauti, voce), Matthew Bauder (clarinetto, sax tenore), Jeb Bishop (trombone), Jason Stein (clarinetto basso), Greg Ward (sax alto), Jason Adasiewicz (vibrafono), Matthew Lux (basso elettrico), Josh Abrams (contrabbasso), John Herndon e Mike Reed (batteria), Carrie Biolo (gong, vibes, percussioni), Jeff Kowalkowski (piano), Damon Locks (word rocker). Da non dimenticare, oltre a a Sun Ra, due numi tutelari non meno importanti a cui è dedicato anche il disco: Fred Anderson e Bill Dixon (con quest'ultimo la Exploding Star Orchestra ha realizzato anche un album).

L'immensa quantità di energia che si disperde nell'universo è appunto, da un punto di vista scenografico, il suono di "Stars Have Shapes". Una sorta di raffigurazione sonora dell'esplosione di una stella. Una potenza che sfocia in una libertà priva di strutture per come noi le concepiamo. "Ascension Ghost Impression #2" è l'apice di questo processo. Un viandante cosmico, che passa fischiettando noncurante di fronte a una stella prossima al collasso, dà il via. Un viaggio spaziale alla velocità della luce. Droni elettrici preannunciano la tempesta imminente. Lentamente si avvicinano alla massa stellare particelle di strumenti a improvvisare il loro canto. Ma la conflagrazione si approssima, l'elettricità assorbe tutto, solo i toni più alti riescono a emergere. Ogni cosa viene risucchiata dalla gravità del corpo celeste, perfino le batterie si perdono a roteargli intorno. Per un attimo tutto si calma vorticando in tutte le direzioni. È l'annuncio. L'esplosione avviene. L'energia ora esce incontrollata in tutte le direzioni lanciando bagliori visibili in ogni parte dell'universo. Un'energia maestosa, che lancia materia ovunque. Gli strumenti si muovono liberi lungo tutto lo spazio a rimandare la carica accumulata. Lentamente, l'energia si esaurisce in un pulviscolo stellare. Rimane solo la scia del suono potente che era, in dispersione verso lo spazio più profondo.

"Chromo Rocker" prosegue l'avventura galattica. Come suggerisce il titolo, si tratta di un pezzo più virato in chiave jazz-rock. Il ritmo sostenuto e incastri melodici squadrati alla Eric Dolphy fanno da tappeto sonoro su cui i fiati si trovano a improvvisare. Man mano che l'esplosione si disperde nel cosmo, comunque, la potenza si fa meno accentuata. Anzi, si affievolisce quasi del tutto. "Three Blocks Of Light" è, infatti, un ambient-jazz molto simile a quanto prodotto dai Supersilent. Dove questi si chiudono però in un isolazionismo, la Exploding Star Orchestra si apre attraverso esso al mondo. Sullo strato elettronico si muovono fiati molti più simili alla tromba di un Hassell che a quella di Arve Henriksen. Fatto sta che la carica iniziale è ormai esaurita. C'è solo più l'immensità dell'universo e una temporanea calma. L'afflato cosmico di "Impression #1" chiude le scene. Uno sfondo di piatti e vibrafono su cui si inerpicano note free dei vari strumenti. Così finisce l'energia di una stella che esplode.
Il lavoro dell'Exploding Star Orchestra è riuscito. Se Mazuerk vuole riprendere il verbo di Sun Ra e fare della sua Orchestra il corrispettivo dell'Arkestra c'è l'ha fatta. Con meno stramberie del faraone e dei suoi seguaci, ma con una carica e una compattezza altrettanto valide, la Exploding Star Orchestra arriva a piantare nello spazio anche la propria bandiera. Anche loro potranno cantilenare a pieno diritto: Space is the place...

(13/12/2010)

  • Tracklist
  1. Ascension Ghost Impression #2
  2. Chromo Rocker
  3. Three Blocks Of Light
  4. Impression #1
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