Drums

The Drums

2010 (Moshi Moshi) | pop

Nemmeno nel 2010 il pubblico e gli addetti ai lavori nel Regno Unito hanno saputo resistere al rito dell'hype. Ogni anno, infatti, c'è almeno una band che giunge al debutto sulla lunga distanza, ma il cui nome è già da mesi sulla bocca di tutti, grazie agli ottimi riscontri a uno o più Ep pubblicati, a canzoni che circolano liberamente in rete e alle performance dal vivo. Spesso il gruppo in questione non è nemmeno inglese, ma viene istantaneamente adottato da questo sistema e diventa inevitabilmente più famoso che a casa propria.
I Drums sono un quartetto di Brooklyn, e il loro disco è uscito in questo mese di giugno, ma è già dallo scorso ottobre che si parla di loro in Gran Bretagna, e il debutto era quindi attesissimo.
Come capita sempre in questi casi, i fan della prima ora sperano di trovare nell'album i brani che hanno fatto guadagnare al gruppo la suddetta attenzione, e restano quindi delusi quando una o più di queste canzoni viene esclusa dalla tracklist. In questo caso lascia interdetti la mancanza di "I Felt Stupid", probabilmente il loro brano più apprezzato in assoluto, prima che la Peugeot scegliesse "Let's Go Surfing" per la propria campagna pubblicitaria.

Ma, in fondo, c'è stato anche di più a questo giro. Tre quarti degli Smiths hanno dato la loro amorevole benedizione morale alla band, compreso il sempre capriccioso e imperscrutabile Moz (unico escluso il buon vecchio Johnny Marr che, per evitare qualsiasi conflitto di interesse ideologico, continua a baloccarsi coi suoi Cribs). L'investitura solenne tende però ad assumere un sapore tutt'altro che casuale e quasi simbolico, visto che questi quattro frangiuti teenager finto-inglesi somigliano di fatto a un gruppo di pestiferi surfisti (anche se nessuno di loro lo è davvero, stando a quanto dicono) schiantati contro l'onda immaginaria di un mercoledì (anzi un venerdì, che fa più Robert Smith) da leoni, a suon di Smiths e Giovane Scozia (il gruppo si professa fan nientemeno che dei misconosciuti e ultraspecialistici The Wake, che i lettori più addentro ricorderanno senz'altro con un filo di compiaciuto edonismo esoterico).
Sembrano in effetti un gruppo scippato di contrabbando dall'abbraccio nebbioso dei tardi e più intorpiditi anni Ottanta britannici, questi Drums, uno di quei miraggi pop sottili e sfuggenti come un'ombra di gelsomino che un lesto Alan McGee avrebbe senz'altro infilato nel suo bouquet targato Creation senza colpo ferire, tra un poker d'assi dei primissimi Primal Scream e un jolly tremolante dei Weather Prophets nascosto nel doppio fondo della giacca. Di loro i quattro newyorchesi ci mettono liriche elementari e scarnificate fino alla più pura poesia di una banalità così inessenziale da diventare nel volgere di qualche rapido verso mirabile filosofia teen-pop, profondissima e universale, (omaggio all'altro loro idolo Jonathan Richman), unita poi a un lessico musicale agile e piroettante (tutto chitarre, ritmo, coretti e synth minimali) che dissimula la propria solitudine affettiva sotto un velo apparente di felicità cantabile.

In poche parole, l'idea del quartetto sembra essere un mix tra melodie e timbro vocale che rimandano al periodo baggy di fine anni 80 - primi anni 90 (Stone Roses, Happy Mondays, Inspiral Carpets e compagnia) e un'impostazione della sezione ritmica e del suono di chitarre e tastiere tipica di quello stile surf che, in punta di piedi, è sempre più oggetto dell'interesse delle nuove leve ultimamente. Non si può quindi dire che si tratti di una band che si limita ad accodarsi a uno stile già in voga, ma è giusto riconoscere al gruppo la voglia di mescolare tra loro riferimenti che insieme non erano ancora stati usati finora. Se poi questa rielaborazione debba essere vista come ricerca di una propria personalità o solo come l'ennesima esecuzione di un collage, seppur diverso dagli altri, sta a ognuno deciderlo: di certo c'è che il suono dei Drums è immediatamente riconoscibile in qualunque loro canzone ci si imbatta.

Dopodiché è necessario capire se questa riconoscibilità sia il solo aspetto positivo del disco, oppure se sia uno dei motivi per cui si possa apporre su questo esordio un virtuale bollino di qualità. Spesso un disco pop raggiunge il proprio scopo quando riesce a proporre melodie cristalline con continuità, senza cali di ispirazione man mano si va avanti con le canzoni, e un suono fresco e accattivante, e i Drums questa missione la compiono pienamente, sia con le già note "Best Friend", "Me And The Moon", la citata "Let's Go Surfing" (non a caso le prime tre canzoni del disco, così da portare chi già seguiva il gruppo in un ambiente subito familiare) e "Down By The Water" (unica oasi di tranquillità in mezzo a brani dal ritmo sempre frizzante, un lecca lecca beach-pop da succhiare prima che si secchi al sole della vostra più amara nostalgia), che con le nuove "Book Of Stories", "Skipping Town" (scrivetela voi a vent'anni una canzone così, se ci riuscite!) e "Forever And Ever Amen" (bella come un cono gelato alla fragola strofinato sul vostro cuore lacrimevole).

Tutti questi brani sono potenziali singoli in grado di entrare in heavy rotation in ogni trasmissione radiofonica e televisiva e di accontentare sia gli ascoltatori pigri e superficiali che quelli più attenti alla qualità: impossibile per chiunque resistere a canzoni capaci di un appeal smisurato, e questo, come detto, non perché ci sia una qualche forma di ruffianeria, ma perché invece sono presenti elementi che meritano un obiettivo interesse, a partire da un'immediatezza e sintesi formale che spiazzano e conquistano quasi come ai tempi dei Ramones prodotti da Phil Spector. Anche le altre canzoni non citate finora sono su un livello molto vicino, pur se leggermente inferiore.

Il limite del disco è quasi inevitabile per una band di esordienti che ha immediatamente trovato la propria formula magica e si rende conto che i suoi effetti non calano di intensità a seguito del prolungato utilizzo: dare l'impressione che, ascoltando il lavoro nella propria interezza, le differenze tra una canzone e l'altra siano minime, sebbene dal punto di vista del suono e del ritmo la presenza di diverse sfumature sia innegabile.
In ogni caso questo debutto rappresenta un ottimo punto di partenza e nulla vieta di pensare che, quando i Drums avranno acquisito la necessaria malizia nella composizione dei brani e nella costruzione del suono, potranno essere considerati come un punto di riferimento dell'indie-pop contemporaneo. Il tempo è dalla loro parte, e il materiale su cui potrà basarsi la loro eventuale evoluzione ha già un valore importante. Tanto che alla fine, anche se dovessero sparire nel nulla appena voltata la prossima pagina di Nme, poco importerebbe in definitiva, perché i quattro avrebbero comunque fatto il loro sporco dovere, con rara e lodevole abnegazione. E poi, a ben vedere, la scuola è già finita da un pezzo, quindi...

(21/06/2010)

  • Tracklist
  1. Best Friend
  2. Me And The Moon
  3. Let's Go Surfing
  4. Book Of Stories
  5. Skippin' Town
  6. Forever and Ever Amen
  7. Down By the Water
  8. It Will All End in Tears
  9. We Tried
  10. I Need Fun In My Life
  11. I'll Never Drop My Sword
  12. The Future
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