Non mancano nemmeno momenti di grande lucidità pop (“Kiss Me Again”) e stilettate a cavallo tra post-punk e dark-wave (“Face Of God”), ma l’impressione è che questa volta i Drums si siano adagiati troppo, cercando di replicare ossessivamente, ma con minore fortuna, la formula vincente che li aveva fatti apprezzare in passato.
Insomma, i Drums hanno dato ai fan ciò che i fan volevano: melodie immediate, beat incalzanti, handclapping a oltranza. Tutto molto bello, ma già ampiamente sentito.
In alcuni frangenti, la band sembra anche volersi scrollare di dosso quella patina dorata e artificiosa che la ricopre, azzardando ritmiche al limite del punk per sonorità lo-fi e ritmo. Ma è come se non ne fosse pienamente convinta: manca la rabbia, nonostante testi non certo positivi, e tutto finisce con il perdersi nella spesso eccessiva durata dei brani.
In sintesi: un disco che si fa ascoltare bene, ma che alla fine si lascia poco alle spalle, se non una manciata di canzoni.
21/10/2014